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Tampon tax, 2020: primo passo o greenwashing?

Tampon tax, 2020: primo passo o greenwashing?

“Il ciclo non è un lusso”, questo è il motto della campagna di sensibilizzazione lanciata da Laura Boldrini contro la tampon tax a cui hanno aderito le donne di maggioranza e opposizione.

Che le donne non abbiamo scelto di avere le mestruazioni, penso sia un fronte su cui tutti possano essere d’accordo. Tuttavia questo non vieta a chi prende le decisioni, agli uomini, di eliminare del tutto la tampon tax.

Per chi non fosse informato, la tampon tax è l’iva del 22% che le donne sono costrette a pagare quando comprano gli assorbenti, i tamponi o altri prodotti per l’igiene.

Perciò le donne si sono viste rifiutare, lo scorso Maggio, l’abolizione della tassa su qualcosa che non hanno scelto, poiché considerato bene di lusso, mentre quella sulle sigarette elettroniche è stata completamente eliminata.

Perché il ciclo è un bene di lusso, mentre le sigarette elettroniche no.

ciclo Tampon tax, 2020: primo passo o greenwashing?

Forse è arrivato il momento di non far prendere agli uomini decisioni sul corpo delle donne.

Ed è quello che è successo, più o meno, la settimana scorsa, quando la tassazione sugli assorbenti compostabili e biodegradabili è passata dal 22% al 5%.

Il successone della Tampon Tax è stato condiviso su Twitter dal ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri

Ma, all’iniziale felicità dovuta alla prima frase del Tweet, chi ha continuato a leggerlo ha capito di esser stata presa in giro.

Perché gli assorbenti compostabili e biodegradabili, che possono costare dai 4 ai 15 euro (molto più di quelli normali), non li usa quasi nessuno, poiché scomodi e perché un conto è essere green su un oggetti, un altro è esserlo con le mestruazioni e il proprio corpo.

Insomma, è un po’ come quando i negozi durante il black friday aumentano il prezzo reale di un prodotto, per poi “scontarlo” a quello stesso prezzo, prendendo in giro tutti i clienti.

Perciò: come dobbiamo vedere questo nuovo decreto fiscale?

Da un punto di vista, quasi dovremmo essere felici che l’Italia, che anche durante il FridayForFuture inquina come non mai, stia cercando di spingere la popolazione verso prodotti eco-friendly.

Tuttavia, non è neanche accettabile che questo primo passo debba avvenire a discapito delle donne su qualcosa su cui non hanno scelta.

Da un lato possiamo vedere un primo passo verso le donne, “oggi quelli compostabili e biodegradabili che costano troppo e non compra nessuno, domani quelli comodi e che evitano allergie”.

Dall’altro, l’ennesima presa per i fondelli, in cui crediamo di aver ottenuto qualcosa quando in realtà siamo allo stesso punto di prima.

L’ex presidente della camera, Laura Boldrini, lo vede come un primo passo

è una prima risposta al problema posto con determinazione dall’intergruppo delle deputate in merito all’abbassamento dell’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili

Scrive la pioniera di questa causa, che più di tutte ha lottato.

Ma chissà, probabilmente lo scopriremo con il tempo, speriamo solamente che le cose procedano per il verso giusto.

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