Il secondo tempo di Bebe Vio quando “La vita è una figata!”

Bebe Vio: la giornata mondiale della disabilità

Nella società di oggi, sebbene si parli spesso di progresso e tecnologia, a volte sembra ancora di vivere molti anni addietro, quasi all’epoca della pietra. Questo perchè, nonostante si parli di integrazione, vengono ancora create barriere e gabbie per gli immigrati, nonostante si parli di parità di diritti, le donne vengono pagate meno degli uomini (soltanto per dirne una).

Nonostante si cerchi di essere migliori, quando si sente la parola disabilità, la si associa soltanto a menomazioni, fisiche o psicologiche, o ad esempio, a disagi e sprechi perchè i disabili hanno un costo per la società. Ecco perchè diventa importante sensibilizzare e far conoscere a tutti questa fetta di mondo, in modo tale da far capire che nonostante le differenze siamo tutti esseri umani.

In occasione della Giornata Mondiale della Disabilità, noi di The Web Coffee abbiamo voluto dedicare un pensiero a Bebe Vio.

Bebe Vio
Bebe Vio

Chi è Bebe Vio?

Bebe Vio è oggi un’atleta professionista che non si è fatta fermare dalla sua disabilità. Amante della scherma sin da piccola, nonostante abbia perso a causa di una meningite fulminante (che le ha lasciato cicatrici su tutto il corpo, visibili e non) tutti e quattro gli arti, non si è data per vinta.

Ha voluto seguire il suo sogno, quello di combattere anche se in mano aveva solo un fioretto. Ed oggi è la prima schermitrice con il braccio armato protesizzato, realtà divenuta possibile grazie al team che l’ha supportata. Non soltanto i suoi allenatori che le hanno permesso di svolgere allenamenti personalizzati ed adatti alla sua problematica, ma anche grazie alla sua famiglia. Bebe è stata circondata dall’amore e questo le ha permesso di tornare in piedi.

Sacrificio e dedizione le hanno consentito di diventare una campionessa paralimpica. Ad oggi Bebe ha vinto diverse medaglie ed ottenuto diversi riconoscimenti, come quando ha avuto l’onore di incontrare Barak Obama in persona!

Bebe Vio
Bebe Vio
Quei 104 giorni passati in ospedale sono soltanto un lontano ricordo.

Perchè Bebe Vio?

“Io non sono la mia malattia, e la mia vita non è finita con quei 104 giorni che ho passato in ospedale”

Una frase questa, che dimostra la sua forza d’animo. La vita di Bebe è stata sconvolta dalla perdita degli arti, e non sempre le sue giornate sono state serene. Ritrovarsi a soli 11 anni con una disabilità è una bel peso di cui caricarsi ma la sua fortuna è stata sicuramente l’essere accolta. Prima dalle persone più strette, poi dal resto del mondo: Bebe è diventata oggi un’icona della disabilità ed in particolare della disabilità legata allo sport.

Bebe Vio
Bebe Vio
Lo sport è un’attività di svago e divertimento, che permette però anche di socializzare e sviluppare capacità relazionali come la coesione di gruppo. Un gruppo è generalmente un insieme di individui che condividono qualcosa in comune: ascoltano la stessa musica, leggono gli stessi libri, hanno una disabilità. Si può parlare allora di un valore sociale dello sport che diventa fondamentale nel mondo della disabilità.

Questo perchè sempre più spesso è attraverso lo sport che viene data una seconda opportunità ai disabili, puntando a non lasciare che siano considerati diversi, alieni, matti, ma permettendo che vengano considerati persone. Pertanto, anche loro posso correre, calciare, nuotare o combattere a scherma.

Bebe Vio ha reso possibile tutto questo, grazie alla sua fondazione “Art4Sport” che si occupa di donare “i pezzi che mancano” a tutti coloro che vogliono vivere il loro “secondo tempo”.

Se sembra impossibile, allora si può fare. Realizziamo i nostri sogni affrontando con il sorriso ostacoli e paure

Suo padre le disse “La vita è una figata” e lei ha saputo risollevarsi dai momenti più bui. Oggi è di ispirazione e non è un caso se la Mattel le ha voluto fare un riconoscimento attraverso una Barbie “al fine di celebrare il ruolo che ha avuto nell’aumentare la consapevolezza delle infinite possibilità a disposizione per le bambine di tutto il mondo”

 

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