treccine blu

13enne con le treccine blu cacciato da scuola, la preside: “le regole sono scritte e vanno rispettate”

L’anno scolastico 2019-2020 è appena iniziato e già diverse lamentele cominciano a girare sui social: la mamma no vax che si incatena davanti alla scuola dei figli e anche il 13enne cacciato da scuola a causa delle sue treccine blu.

Tuttavia, mentre nel primo caso bene o male la gran parte delle persone (e anche la Legge Lorenzin) è d’accordo con la scelta della scuola di non far entrare in aula le due gemelline non vaccinate, il caso delle treccine blu è un po’ più diverso.

Da una parte abbiamo un ragazzino che cerca di esprimere se stesso con i suoi bei capelli colorati, dall’altra un regolamento scolastico e un dress code da rispettare.

Ma prima di provare a capire da parte di chi sia la ragione, analizziamo per bene la questione.

Il ragazzino di 13 anni è stato cacciato dalla sua scuola a Scampia (NA) a causa delle sue eccentriche treccine blu sulla testa rasata ai lati.

A denunciare la vicenda è la nonna dello studente, Concetta Cerullo, che sotto un post del consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borelli, racconta la discriminazione a cui è stato sottoposto suo nipote, iniziata il giorno dell’accoglienza.

Come all’inizio di ogni anno, i nuovi studenti sono accolti nel cortile della scuola dalla preside dell’istituto, Rosalba Rotondo, che in quell’occasione tiene un discorso di benvenuto. Tuttavia, in questo caso, il discorso non è stato molto apprezzato.

Invece di fare le treccine, comprassero i libri”, ha detto rivolgendosi palesemente all’unico bambino con quella acconciatura. Poi ha aggiunto “chi porta le treccine non può essere una persona acculturata“, riporta la signora Cerullo su Facebook, sperando di ottenere giustizia per il nipotino.

La preside afferma anche che, chi ha i capelli strani, non combinerà nulla di buono nella vita.

Dopo quest’intervento e dopo che il ragazzo era stato cacciato dalla scuola che dovrebbe accoglierlo e proteggerlo, e non lasciarlo per strada, la madre del 13enne si è subito recata dalla preside, che però, a detta della famiglia del ragazzo, le avrebbe “sbattuto la porta in faccia”.

Non manca però anche la versione della preside, che cerca solo di far rispettare un regolamento che tutti i genitori hanno firmato

La preside sottolinea infatti che “tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”.

Questo regolamento vieta treccine, creste, ma anche abbigliamento indecoroso (bermuda, pantaloni stracciati, sandali, ombelico scoperto), trucco pesante,  e maglie e felpe con simboli che inneggiano alla violenza.

La signora Rotondo è una donna e una preside che alle regole ci tiene molto, poiché vuole educare i suoi studenti in modo che non si trovino in difficoltà in futuro, che non si presentino a un colloquio di lavoro in bermuda o con l’ombelico scoperto, ma soprattutto vuole aiutarli a rispettare le regole.

Lo studente ha subito promesso alla preside che avrebbe tolto le treccine, tuttavia la madre fa presente che ci vorrà del tempo e non possono essere asportate subito. La preside afferma che “non importa, aspetteremo”.

Intanto ha preparato un percorso alternativo per lui, per dimostrare il suo talento: “Non ha bisogno di attirare l’attenzione con le treccine. Ha già altre peculiarità: la musica, lo sport, gli piace molto la matematica…”

Mentre la preside ha scritto al ministro dell’Istruzione per spiegare bene la situazione, la famiglia del ragazzo si prepara a querelare e, dalla loro parte, il consigliere dei Verdi

“Qualora quanto raccontato dalla signora dovesse essere confermato dalle evidenze, saremmo di fronte ad un fatto di una gravità senza precedenti, una vicenda ai limiti dell’assurdo. L’atto di escludere un ragazzo a causa delle treccine blu è discriminatorio e ingiustificabile. Tra l’altro stiamo parlando di un minorenne, un ragazzo di 13 anni, lasciato in strada mentre i genitori pensano che si trovi a scuola. Abbiamo inviato una nota all’Ufficio scolastico regionale e al Miur evidenziando quanto raccontato dalla signora. Occorre appurare le responsabilità della dirigente scolastica in questa stucchevole vicenda”.

Consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli

Dalla sua parte diverse persone sui social, che prendono in causa il diritto di espressione o che cercano di far spostare l’attenzione su argomenti più importanti riguardanti sia il sistema scolastico che gli edifici scolastici che sembrano cadere a pezzi.

Altri ancora si schierano dalla parte della preside, poiché se esiste un dress code e un regolamento, quello va rispettato a prescindere. Tuttavia, questi sono contestati da altri che affermano che “o si fa indossare a tutti gli studenti una divisa che rappresenti la scuola, oppure li si lascia liberi di farsi quella che li rappresenta”.

Ad ogni modo, di chiunque sia la ragione, i bambini e gli adolescenti del XXI secolo sembrano proprio essere quelli che più reclamano i propri diritti, diventando simboli di rivoluzione e resistenza.

  • Greta Thunberg, 16 anni, con il suo amore per il pianeta;
  • Olga Misik, 17 anni, la ragazzina che si siede e legge ai poliziotti russi la Costituzione;
  • Simone di Torre Maura, 15 anni, che interrompe una protesta sfidando Marco Antonini, esponente di CasaPound;
  • E ora anche questo anonimo 13enne, che chiede solo la libertà di esprimere e di essere se stesso.