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Woodstock: 50 anni dalla leggenda

 Erano appena passate le 17 di un caldissimo 15 agosto nello stato di New York, quando le prime note di Richie Havens esplosero sul palco.  Era l’inizio dell’evento che avrebbe segnato il mondo, eppure nessuno lo sapeva ancora.

WOODSTOCK: L’INIZIO DEL MITO

Woodstock è il festival più famoso in assoluto. Ha realmente fatto la storia e oggi compie 50 anni.

Il 15 agosto del 1969 apriva i battenti la Fiera della Musica e delle Arti che si svolse nello stato di New York. L’evento era all’apice del periodo hippie e radunò più di un milione di persone in 4 giorni. Lang e Kornfeld, gli ideatori, contattarono Roberts e Rosenman, due sedicenti giovani ricconi, che con un annuncio sul New York Times, si proponevano come finanziatori di belle idee. Tutto iniziò con uno studio di registrazione, ma ben presto vollero creare un festival per dar spazio alla musica.

Questa grande festa ha preso il nome dalla città di Woodstock, che non fu in realtà la sede della manifestazione, svoltasi a Bethel. Woodstock sarebbe dovuta essere la sede effettiva ed era già famosa nella cultura dell’epoca per i grandi festival d’arte che vi si svolgevano. Gli abitanti tuttavia si opposero e il 15 luglio lo spazio venne negato. Elliot Tiber, proprietario del ‘Motel el Moncao’ di Bethel, si offrì di ospitare la festa nella sua tenuta di 15 acri.

WOODSTOCK: 4 giorni di magia e non pochi imprevisti 

Tiber si rese subito conto che lo spazio era troppo piccolo e così presentò all’organizzazione l’allevatore Max Yasgur che affittò ai ragazzi 600 acri.

Bethel era una piccola cittadina rurale e si trovò letteralmente inondata di persone. Gli organizzatori infatti l’avevano pensato come un festival di provincia e non avrebbero mai pensato a un tale successo che durò addirittura un giorno più del previsto.

Oltre al terreno dell’allevatore, affittarono anche quelli vicini e crearono così una gradinata naturale, nella cui conca centrale misero il palco.

I cantanti si susseguirono sul palco notte e giorno, in maniera ininterrotta. La gente intanto cantava, ballava e fumava di tutto, facendosi il bagno nuda nel laghetto vicino. Joe Cocker inaugurò l’ultima giornata ufficialmente in programma, ma ormai tutti gli orari erano saltati, e le chitarre sfasciate e lanciate tra il pubblico furono solo alcune delle disavventure successe. L’ultima fu anche la giornata di Jimi Hendrix.

La calca fu talmente tanta che ad un certo punto gli artisti, che dovevano esibirsi, potevano arrivare solo in elicottero, come successe agli Iron Butterfly. I servizi igienici e le strutture sanitarie della zona erano completamente inadeguate e alcune persone ebbero difficoltà a causa del clima e della mancanza di igiene. In realtà per quanto tutto sembrasse completamente fuori da ogni regola e da ogni logica, non successe nessun episodio veramente grave. Era un caso unico nel suo genere e di una bellezza sopra il normale.

Ogni dieci anni provano a riproporlo ricordando quel grande evento. Non ci sono riusciti neanche nel 1994 quando l’evento raggiunse il 25 esimo.  Nessuno raggiunse l’apice di Woodstock edizione 69. 

Oggi i festival di musica sono molti, anche qui in Italia, ma nessuno ha più raggiunto quell’importanza e anche quella notorietà. Subissati dalla burocrazia e della paura che succeda qualcosa, tutti questi momenti di ritrovo stanno scomparendo. Basta vedere le diverse polemiche legate al Jova Beach Party che stanno minando la possibilità di poter cantare e ballare con Lorenzo Cherubini in spiaggia liberamente, come una volta si faceva nelle campagne di Bethel. Eppure oggi ancor più di allora, ci sarebbe bisogno di un momento che sia aggregazione vera, sana e divertente. 

Articolo di Erika Franceschini

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