28 Ottobre 2020
Saw omofobia Russia

Russia: un’associazione omofoba pubblica una lista di persone da uccidere

Non accade nel 1600, né in un paese povero e arretrato: nella Russia di Putin, un’associazione omofoba pubblica online una lista di persone LGBT da uccidere, e fa anche la prima vittima lo scorso mese.

Si chiama “Saw“, come la celebre saga di film horror, e forse proprio per questo sembra non esserci nome più adatto. Sembra infatti un incubo, ma è la triste e crudele realtà.

Saw è un sito internet dove gli omofobi possono trovare una lista di persone, di attivisti lgbt o semplicemente componenti della comunità, con nome, indirizzo di casa e foto. Ma non è neanche questa la parte peggiore!

Perché, oltre ai dati personali, ogni persone vale un premio. Se aggredisci, o in casi estremi uccidi, un componente della lista, vinci un premio. Ed è quello che è successo all’attivista Elena Grigoryeva.

Accoltellata 8 volte, strangolata, muore dopo aver denunciato più volte gli attacchi e le minacce omofobe con cui conviveva, ma non le era stata mai data una scorta.

La donna lottava da anni per la comunità lgbt+ e per i diritti umani, venendo anche arrestata per questo. E’ infatti quasi ironico come la Russia abbia arrestato una 17enne che si è permessa di leggere la Costituzione davanti a delle guardie durante una manifestazione pacifica e un’attivista lgbt che non ha fatto alcun reato, però le persone che l’hanno uccisa sono ancora a piede libero.

Il sito, invece, è stato nuovamente chiuso dalla polizia, come è stato fatto altre decine di volte ma senza mai riuscire, e forse anche senza neanche impegnarsi troppo, a scovare il colpevole.

In più, Elena stessa si era preoccupata di denunciare la vicenda, in un post pubblicato su Facebook qualche giorno prima di essere uccisa, in cui spiegava come funziona esattamente quel sito.

  • Chi rintraccia o aggredisce i simpatizzanti o i partecipanti della comunità lgbt, riceve premi.
  • Coloro che danno informazioni sugli omosessuali avrebbe ottenuto 200 rubli (3 euro).
  • Chi invece vuole far rimuovere un nome dalla lista, deve consegnare 1500 rubli (21 euro).

Una sezione del sito, spiega la Grigoryeva, riguarda i cosiddetti “cacciatori”, ovvero coloro che aggrediscono o uccidono gli omosessuali, portando quindi a casa punti e premi, insieme a una vita umana. Come anche per le vittime, ogni cacciatore aveva una foto e, in più, anche la lista delle persone aggredite o uccise.

Tuttavia, sembra che delle aggressioni omofobe nessuna sia rivendicata da Saw, perché purtroppo la Russia ha più gruppi omofobi che non ci pensano due volte ad aggredire una persona.

E la colpa va ovviamente anche alle forze dell’ordine che si limitano solo a cancellare il sito che, comunque, esiste da anni! Come conferma anche Svetlana Zakharova, responsabile delle comunicazioni e membro del consiglio di amministrazione della rete russa LGBT:

Il fatto che questo sito Web esista da così tanto tempo senza alcuna reazione da parte delle autorità è molto significativo; racconta molto dell’omofobia nei livelli istituzionali dei russi.

Quello che la comunità, gli attivisti e chiunque abbia a cuore i diritti umani, desidera, è di indagare, di avere giustizia per Yelena e per tutte le persone che sono state e saranno aggredite e uccise in nome di questa lista o di qualsiasi associazione omofoba esistente.

Quello che temono, è che nessuno farà nulla, o non farà abbastanza. Che il suo omicidio venga considerato come un omicidio qualsiasi e non come crimine d’odio.

Perché il silenzio, il “contentino” di chiudere Saw per poi attendere che lo riaprano nuovamente, equivale a essere assassini, un po’ come quando si lasciano morire delle persone in mare o le si rimanda nel paese da cui scappano per la guerra.

Ad ogni modo, come in Italia c’è chi sostiene i diritti umani nonostante tutto, anche in Russia ci sono diversi cittadini, il 43% della popolazione, che ritiene che gli omosessuali, in quanto persone, dovrebbero possedere gli stessi diritti degli eterosessuali.

Il sondaggio è stato condotto dal The Moscow Times, un giornale russo in lingua inglese, che dà un po’ di speranza a quella parte della popolazione che non ritiene giusto sostenere un sito che tratta la comunità lgbt come un gioco a premio in palio delle loro vite.

Anche Amnesty International, nel 2018, ha lanciato un appello per eliminare le norme di comportamento che un omosessuale deve avere in pubblico, raccogliendo più di 16mila firme.

Ma non solo! All Out in collaborazione con Alliance of LGBT and heterosexuals for equality, Coming Out, Russian LGBT Network, Side by Side LGBT Film Festival e Stimul  hanno lanciato la campagna “Russia: “I nostri nomi su una lista nera anti lgbt+“, riferendosi proprio alla lista di Saw.

Firmata già da più di 27mila persone, la petizione sprona le forze dell’ordine a

indagare su questo gruppo e le sue attività, a stabilire se esiste un legame tra questa lista e l’assassinio di Elena Grigoryeva e a processare i responsabili della lista nera anti-LGBT+.

Tra adolescenti arrestate per aver letto la Costituzione e associazioni che spronano a uccidere sotto gli occhi di tutti, l’unica cosa che ci resta è sperare che le persone tornino a ricordarsi di essere umani.

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