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L’Italia alimentare è in vendita

L’Italia alimentare è in vendita.

Questa frase fa paura solo a sentirla, eppure dagli ultimi risvolti sembra proprio così. La grande azienda francese Lactalis sarebbe intenzionata ad acquistare la Nuova Castelli, azienda leader nella produzione del Parmigiano Reggiano ma soprattutto nell’esportazione di questo.

Il colosso francese è un grande appassionato di prodotti alimentari italiani, in quanto in circa una quindicina di anni ha già acquisito: Invernizzi, Galbani, Locatelli e Parmalat.

L’Italia alimentare è proprio in vendita?

Credo che molti cittadini se lo chiedano e questo crei preoccupazione. Uno dei fiori all’occhiello del nostro paese è proprio la cultura alimentare, venderla al miglior offerente straniero sarebbe come lasciare una parte di se stessi. Dopo le squadre di calcio, sembra proprio che i ricchi investitori stranieri vogliano accaparrarsi le aziende fulcro italiane.

La Nuova Castelli, come altre aziende in passato, ha già passato le proprie azioni a un fondo inglese. Una mossa che porta poi facilmente alla vendita di queste a un altro proprietario.

Questa manovra porterebbe la Lactasil ad avere più del trenta per cento dei prodotti lattiero caseari del nostro paese. L’acquisizione dell’azienda della famiglia Bigi,  porterebbe al marchio francese un’altra serie di prodotti a marchio Dop. L’Azienda italiana infatti, nei suoi dodici stabilimenti, produce Grana Padano, Gorgonzola e Asiago.

La Lactasil comunque non è l’unica in corsa per l’acquisizione della Castelli.

Ci sarebbero infatti anche Granarolo e un altro fondo d’investimenti, ma i francesi sono i più accreditati proprio per la loro capacità finanziaria.

I novanta milioni di fatturato con l’export fanno gola a molti, ma c’è anche chi si preoccupa come l’assessore all’agricoltura della Lombardia, Fabio Rolfi, che vede questa vendita come l’ennesimo passo verso la dipendenza alimentare. Senza contare che la vendita all’estero dell’azienda avrebbe ripercussioni anche sul prezzo del latte.

Se l’azienda diventasse francese, il prezzo del prodotto, verrebbe deciso dagli intermediari dell’azienda d’oltralpe, con una probabile diminuzione.

Ci si chiede quindi se vogliamo proprio vendere o addirittura svendere l’industria alimentare italiana. Quali possono essere le ripercussioni sulla nostra alimentazione se le nostre aziende vengono acquisite da colossi stranieri?

Sarebbe da chiedersi se la cultura alimentare italiana, esempio in tutto il mondo, non ne subisca poi le influenze e l’importante dieta mediterranea non venga dimenticata.

Articolo di Erika Franceschini

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