Caterina Scorsone racconta della disabilità di sua figlia Paloma

Caterina Scorsone, conosciuta dai più come l’Amelia Shepherd di Grey’s Anatomy, si fa promotrice della disabilità raccontando della nascita della sua bambina Paloma.

Al contrario della eterna indecisa Amelia, alle prese ora con Owen ora con l’infatuazione di turno, Caterina è una donna sposata e soprattutto madre di due bambine: Eliza di 6 e Paloma di 2 anni. Quest’ultima è nata con la Sindrome di Down o Trisomia 21, una malattia che porta a ritardi mentali e nello sviluppo. La Scorsone ha dunque dovuto armarsi contro gli haters, appartenenti a coloro che discriminano chi è diverso dai normodotati, e senza vergogna ha imparato a comprendere che le “differenze” di sua figlia non dovevano essere considerate una disabilità.

Si è fatta portavoce per permettere a tutti di capire cosa può voler dire amare “una persona che non è tipica”.

Attraverso la sua pagina Instagram, l’attrice ha postato foto della sua piccola sin dai primi mesi, esprimendo tutto il suo amore per la bambina, considerandola “uno dei doni più ricchi che la nostra famiglia abbia mai ricevuto”. Non si è bloccata neanche alla scoperta, durante la gravidanza, della sindrome di Paloma, anzi, come ha semplicemente dichiarato a Gina Shaw per il Webmed.com “la verità è che avere bambini è una sfida. Conosci il tuo bambino e capisci i suoi bisogni come fai con un bambino tipico”.

 

 

 

 

 

 
 

 

 
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When your baby looks at you and the whole world becomes magic. #giggles #snuggles #luckymama

 

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Verità che la Scorsone ha raggiunto anche grazie al supporto di genitori con bambini Down: avere accanto qualcuno che sa esattamente quello che stai passando è sicuramente uno dei fattori protettivi che permettono di non brancolare nel buio alla più piccola delle difficoltà.

Come l’attrice ha dichiarato a People, inizialmente è andata in tilt. Come ogni genitore si è preoccupata di come potesse farle da madre, come potesse proteggerla, e darle amore. Quali sarebbero state le caratteristiche per le quali la sua Paloma si sarebbe distinta. Avendo già una bambina, il paragone è venuto quasi naturale.

Ma poi è arrivata la consapevolezza. “Stavo amando le persone per le loro qualità esterne e non per la loro essenza.” ed ecco che anche il concetto di maternità è cambiato.

Ad aiutarla in questo sicuramente è stato anche il rapporto tra Eliza e Paloma, La malattia non ha influito sul normale rapporto tra sorelle di svilupparsi. Anzi da subito le bambine hanno saputo trovare un modo di interagire tra loro. Caterina racconta che ad Eliza piace giocare ad Harry Potter con la sorella, e che quando Paloma interpreta Edwige e dice “Hoo Hoo”, Eliza lo trova esilarante.

Attraverso il racconto di semplici eventi quotidiani, delle paure che ha dovuto affrontare, Caterina ha voluto aprire una finestra sul suo mondo, condiviso da tutti coloro che hanno figli con la Sindrome di Down.

Spesso i genitori che hanno figli con delle disabilità fisiche o mentali, affrontano il lato buio della malattia senza comprendere che ci può essere anche qualcosa di miracoloso. Ecco perchè, l’attrice consiglia l’importanza di creare uno spazio all’interno del quale tutti i sentimenti che si stanno vivendo possano essere espressi liberamente.

È di vitale importanza imparare a conoscere tutti gli aspetti della disabilità, comprendere quali sono i bisogni dei piccoli, aiutarli a crescere in un mondo dove ancora oggi sono tanti i pregiudizi, e spesso si è vittime di episodi di bullismo.

Caterina vuole insegnarci che non dovrebbero esserci discriminazioni, soltanto per un “difetto genetico”, che bisogna essere capaci di poter amare nonostante tutto. Ed una volta superati i pregiudizi, basterebbe solo sedersi accanto a loro, e provare ad entrare nel loro mondo interiore per sorridere insieme anche di una piccola sciocchezza.

Il suo supporto alla disabilità, e soprattutto il condividere l’essere genitori di un figlio con una patologia, ci dice che anche i vip, nonostante il successo e la popolarità hanno i loro problemi da dover affrontare e fanno sentire meno emarginate quelle famiglie che spesso non hanno aiuto o modo di supportare spese mediche e problemi fisico-psicologici dei loro bambini.

L’essere cresciuta in una famiglia con tante donne (ha infatti tre sorelle) e l’avere due bambine, aumenta poi anche l’empowerment femminile, perché si sa, spesso l’essere donna è una condizione già di per sé discriminante, se aggiunta poi una disabilità correlata, si offre un piatto d’argento per tutti coloro che incuranti dei sentimenti riescono solo a vedere la malattia, ed etichettano la persona per i suoi sintomi, il suo aspetto fisico ed esteriore, non considerando la bellezza dell’animo.

Caterina non si preoccupa di questo, anzi, orgogliosa ci mostra la sua piccola Paloma che cresce ed inizia a vivere, a suo modo, e con i suoi tempi, in questa fetta di universo.