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Donna e pornografia

Che le donne guardino i porno non è più un segreto. In una manciata di anni l’avvento della rete e la possibilità da parte di tutti (anche se non a livello globale) di accedervi, ha stravolto il modo di approcciarsi al sesso. È inutile negare che prima di allora, tutta la sfera riguardante l’eros era strettamente dominata da una forte componente maschile che non incontrava particolari ostacoli nel vivere la propria sessualità in modo piuttosto libero. Al contrario, una cultura misogina, fortemente bigotta ha per anni ignorato lo stesso desiderio al femminile scolpendo l’immagine della donna “per bene” su un modello asessuato, pudico e bisognoso di un affetto quasi esclusivamente romantico. La possibilità, quindi, per la prima volta di accedere a contenuti pornografici sia da parte di uomini che di donne e di usufruirne, è in questo senso stata una vera e propria rivoluzione.

Lungi dall’affermare che la pornografia sia in toto un prodotto completamente positivo, per le ragioni che vedremo più avanti, forse il più grande merito del cinema a luci rosse è stato quello di “normalizzare” e ripulire dal profondo senso di colpa quelle fantasie erotiche appartenenti alla natura femminile “demonizzate” da una società falsamente puritana.

L’industria pornografica, su carta e video tape prima e online poi, è un giro d’affari di miliardi di dollari in continua crescita. Ad aumentare è, inoltre, il numero di donne che, anno dopo anno, usufruiscono di questo prodotto. In Italia secondo le stime di Pornhub, uno dei siti a luci rosse più conosciuti, il pubblico femminile costituisce ben il 29% del traffico sul portale, il 6% in più di quanto registrato l’anno precedente. In Brasile e Sud Africa si parla del 35%, mentre nelle Filippine del 38%. Regno Unito, Giappone e Germania, con rispettivamente 27%, 25% e 24%, sono invece gli stati dove la presenza femminile sul portale hard è più bassa.

Sebbene sia un prodotto nato per un pubblico per lo più maschile, con l’aumentare delle spettatrici è incrementato di pari passo anche il numero di video pensati ad un target strettamente femminile. Non a caso esistono le cosiddette categorie “for women” che per ora si trovano al quarto posto tra le tipologie piú cercate e apprezzate del porno. Sul podio sembrano trovarsi infatti i video gay (sia maschili che femminili), seguiti dai “Teen” (qua ci metto una foto con le statistiche

Se sia vero che le donne necessitino di un porno su misura per loro è una domanda aperta. Da una parte c’è chi sostiene che la pornografia, in quanto mera messa in scena dell’atto sessuale, non abbia bisogno di sottocategorie riferite ai diversi generi. Il porno è porno e in quanto tale può essere un prodotto rivolto a tutti e qualsiasi differenziazione non è altro che l’ennesima conferma di una profonda disuguaglianza tra i sessi.

 Dall’altra parte c’è invece chi sostiene che anche all’interno del cinema hard si debba tener conto delle differenze sostanziali degli spettatori e, dunque, che sia giusta e anzi doverosa la creazione di categorie pensate appositamente per le donne. Pioniera di questo settore è Mia Engberg (1970), regista indipendente svedese e promotrice della pornografia femminile come contro risposta al modello fallocentrico del porno classico. Già del 2006 un prodotto di questa artista aveva suscitato un certo scalpore: si tratta di “Come Together” un cortometraggio di 3 minuti in cui Mia riprende diverse donne nell’atto di masturbarsi fino ad arrivare all’orgasmo. Sarà proprio la rappresentazione della sessualità al femminile senza filtri il filo rosso che la condurrà nel 2009 a proporre un secondo progetto altrettanto ambizioso. “Dirty diaries” è il frutto della collaborazione con altre 12 registe attiviste scandinave che In meno di 15 minuti ciascuna e con l’ausilio di attori e attrici sopra i diciott’anni, mettono in scena fantasie erotiche per tutti i gusti.

Anche in Italia troviamo un progetto simile. “Le ragazze del porno”, uscito nel 2016, è un mosaico di 10 cortometraggi in chiave erotica girati da registe tra i 25 e 70 anni. Tra le varie: Mara Chiaretti, Erica Z. Galli, Martina Ruggeri, Tiziana Lo Porto, Anna Negri e Roberta Torre. Ma mentre in Svezia il film sopracitato ha ricevuto più di 50mila euro di finanziamenti da parte del Svenska Filminstituten, ente che si occupa di sostenere finanziariamente le produzioni cinematografiche statali, in Italia si tratta di una produzione autofinanziata. Dato che ancora una volta sottolinea il divario sostanziale tra la nostra penisola e i vicini scandinavi.

La pornografia è un fenomeno davvero interessante soprattutto se ci si sofferma sulla sua natura ambivalente che la rende al contempo la massima forma di libertà sessuale e quella più recitata, artificiale, fine a sé stessa. Oltre a ciò, in mancanza di un vero dialogo su tutto quello che riguarda questo campo, il porno è tuttora una vera e propria scuola, soprattutto per chi sta per interfacciarsi con questo aspetto esistenziale. La pornografia è sicuramente uno strumento per scoprire e capire la propria sessualità e per trovare ispirazione nella vita vera.

Dall’altra, invece, l’industria a luci rosse ha restituito al mondo una visione alquanto falsata del sesso. Caratteristica che rende il porno sicuramente un passatempo piacevole per chi lo ha già sperimentato nella realtà ma che invece tende a creare falsi miti e aspettative che verranno inevitabilmente disattese per la fetta di spettatori più giovani e inesperti. Ma in questo caso forse più che condannare il porno in sé ci sarebbe da indignarsi del fatto che non esiste ancora una vera e propria educazione sessuale all’interno delle scuole dove si preferisce l’omertà all’informazione.

Qualsiasi forma di sesso, reale, virtuale, recitata o vissuta deve rispondere solo ed esclusivamente alla regola del consenso. E se la scuola ci insegnasse un po´meno a non temere la nostra natura ma piuttosto a tenere ben separati finzione e realtà forse potremmo usufruire del porno con più leggerezza.

Autore: Morgana Meli

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