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17 Maggio 2019: abbiamo ancora bisogno della Giornata contro l’Omofobia

Nel 2007 l’Unione Europea ha istituito la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, per combattere quello che ancora oggi è all’ordine del giorno: l’odio per le persone dello stesso sesso che si amano.

Il 17 Maggio è stato scelto perché è una data molto importante per la comunità LGBT e per chi ha a cuore il problema dell’omofobia: il 17 Maggio 1990, infatti, l’omosessualità è stata finalmente eliminata dalla lista delle malattie mentali.

L’omosessualità è sempre esistita, sin dai secoli più antichi. Abbiamo imperatori, filosofi, scrittori, poeti di tutte le epoche, dichiaratamente omosessuali, tuttavia il problema dell’omofobia è un problema solo relativamente recente.

L’omosessualità, nel 2019, è considerata da molti come una malattia, una cosa sbagliata, ma è più malato e sbagliato, odiare e cercare di togliere a delle persone il proprio diritto di amare e vivere la vita come meglio si preferisce, oppure amare?

Altre persone affermano che “l’Italia è nata romana e cristiana” e, per questo, “non morirà gay e musulmana“, ma probabilmente dovrebbero aprire un grande libro di storia e iniziare a studiare la cultura della propria popolazione, perché ci sono delle carenze di fondo.

L’omosessualità ai tempi della Grande Roma

Giulio Cesare è uno degli imperatori romani più noti fra chiunque. Sono poche le persone che non sanno o che, almeno una volta, non hanno sentito il suo nome.

Capostipite e membro illustre della Gens Giulia, oltre che pontefice massimo, militare, console e scrittore romano, Gaio Giulio Cesare, con tutta la sua virilità, era bisessuale.

La conferma ci arriva niente di meno che dal grandissimo oratore, Marco Tullio Cicerone, che in una delle sue lettere scrive di Giulio Cesare che egli è

“il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.

E ancora, come non citare il grande amore tra Adriano e Antinoo, un amore così grande che, alla morte del caro amante, l’imperatore lo ha addirittura divinizzato, oltre che ad aver dato il suo nome a una città, Antinopoli, in Egitto.

I due sono una della prime coppie lgbt note di cui abbiamo conoscenza nella storia, è un peccato che chi professi la storia, la virilità e l’eterosessualità della Roma Antica non li prenda minimamente in considerazione.

Spostandoci più ad est di Roma, comunque, abbiamo altre relazioni omoerotiche. Alessandro Magno era un po’ il Giulio Cesare della Macedonia, per quanto concerne le relazioni sentimentali.

Il re della Macedonia, infatti, non si faceva problemi a stare sia con uomini che con donne. Celebri sono la sua storia con Efestione, consigliere e compagno di lotte, e con l’adolescente persiano Bagoas.

E vogliamo davvero dimenticarci della decima musa, come definita da uno Pseudo-Platone? Saffo canta l’amore, chi lo nega solo perché è un amore lesbico è un povero illuso.

La poetessa di Lesbo canta un amore non ricambiato. Lei si prende cura delle fanciulle, si innamora di loro e le rende delle donne… pronte per soddisfare un uomo. Qualsiasi amore lei abbia, qualsiasi amore lei provi verso una di quelle fanciulle, è destinato a non aver futuro.

Ma allora perché l’omosessualità è considerata sbagliata?

E’ inutile dare la colpa alla chiesa e la si usa come scusa. Gesù, Dio, la Bibbia, non hanno mai vietato a un uomo di amare. La religione cristiana, quella che tanto gli omofobi professano, invita ad amare, a rispettare, a pensare al prossimo.

E in che modo lo si fa? Vietando a un bambino in orfanotrofio di avere due mamme che lo amerebbero più di se stesse solo perché “la figura paterna è necessaria“? Perché “potrebbe crescere come loro“? E quale sarebbe il problema? Oltre alla società omofoba, maschilista e razzista, sia chiaro.

Non si rispetta il prossimo vietando a qualcuno di mettere per iscritto il proprio amore, di avere i privilegi che un marito o una moglie hanno rispetto a un semplice compagno.

Si vieta qualcosa di naturale quando si insultano due persone dello stesso sesso che si tengono per mano. Che fastidio dà? Ti fanno sentire meno uomo? Non stanno tenendo te, omofobo, per mano. Né penso vorrebbero farlo. Senza offesa.

Perché se gli omofobi capissero che, dopotutto, siamo tutti umani, siamo tutti persone, siamo tutti uguali, forse la smetteremmo di cercare scuse per vietare a degli esseri umani dei diritti che hanno per natura.

Per cui l’omosessualità è sbagliata perché… perché? “Non è naturale“? E cos’è naturale? Fare un figlio e poi abbandonarlo in orfanotrofio? Divorziare e sposare una donna vent’anni più giovane? Avere figli fuori dal matrimonio? Picchiare il proprio partner?

La normalità di una coppia, di una famiglia, sta nell’amore, nel rispetto reciproco. Tutto il resto sono scuse.

Cosa significa il termine omofobia

Il termine omofobia deriva dal greco ὁμός [homos] (stesso, medesimo) e φόβος [fobos] (paura). Letteralmente significa quindi “paura dello stesso”, ma il termine homos qui prende il significato di omosessuale, mentre fobos quello di avversione, quindi “avversione per gli omosessuali”.

L’omofobia è ignoranza, è cattiveria, è vietare a un uomo il diritto di amare, di sposarsi, di avere una famiglia (perché la famiglia tradizionale è quella che ti dà amore, a prescindere da chi siano i componenti), di essere se stessi.

Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Tu non sei spaventato. Sei stronzo.


— Morgan Freeman

L’omofobia è bullismo, è fascismo, è violenza. L’omofobia non è giusta, non è naturale. Anche se, spesso, si è sentito parlare di omofobia interiorizzata, ovvero degli omosessuali che non accettano il proprio orientamento sessuale e si trovano a discriminare chi, invece, si accetta.

Il termine vero e proprio è stato coniato da George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (1971), sebbene un sostantivo simile fosse già stato scritto da Wainwright Churchill in “Homosexual behavior among males” (1967).

Sembra proprio anomalo creare una giornata contro qualcosa che va contro la normalità, perché l’omofobia non dovrebbe esistere affatto. Eppure non dovrebbe esserci neanche la violenza, il fascismo, il divieto di espressione, di mettere manifesti sul proprio balcone, ma a quanto pare, nel 2019, invece di andare avanti, si va indietro.

Ma purtroppo, proprio nel XXI secolo, quello che nel passato si credeva che avrebbe visto le macchine volare, sembra essere uno dei più bui per l’umanità. Non per i progressi tecnologici, ma per la mentalità.

Al giorno d’oggi sono troppe le persone che subiscono violenze, fisiche e psicologiche, perché sono gay, lesbiche o trans. Non solo a scuola, sebbene sia più semplice trovare un adulto omofobo che un adolescente, ma anche per strada, da parte di persone che dovrebbero dare il buon esempio.

La giornata contro l’omofobia serve per far capire a tutti qualcosa che, dopotutto, dovrebbe essere scontato. Questa giornata ci serve per fermarci a pensare, per capire cosa in realtà è giusto. Serve per evitare altre vittime, ma anche per dare forza a chi, invece, sta lottando.

Due gay e due lesbiche che si amano non rappresentano la famiglia, invece uno spagnolo che parla con le galline e lucida i biscotti a mano, come immagine, ti viene subito in mente la famiglia tradizionale, come no.


— Luciana Litizzetto

“Nel mulino che vorrei…” in futuro non ci saranno una gallina e dei biscotti, ma delle persone che si rispettano sempre, a prescindere da tutte le diversità. Delle persone che non avranno bisogno di fare outing, perché ormai sarà considerato la normalità. Delle persone che accetteranno le disuguaglianze.

“Nel mulino che vorrei…”, l’omofobia sarà solo un brutto ricordo.

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Giulia

Studentessa al secondo anno di lettere classiche, sognatrice amante della scrittura, degli anime, delle serie tv, della letteratura e dei gatti.

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