New Amsterdam

New Amsterdam: 5 motivi per guardare la serie ispirata ad una storia vera

Questa sera su Canale 5 ritorna “New Amsterdam”, il medical della NBC, che dopo aver trasmesso gioielli come Chicago Med, Chicago Fire o This is us, promuove questa serie tv con protagonista Ryan Reynolds.

Il telefilm è stato acquistato dalla Mediaset e dopo una lunga pausa, in serata andranno in onda gli episodi 10, 11 e 12. Per chi è in pari con la programmazione americana, sa che queste sono le puntate calde della serie, dove il protagonista Max Goodwin si troverà in pericolo di vita.

Quello che sicuramente ha colpito l’emittente italiana, spingendola a trasmettere New Amsterdam sui suoi canali, è dato dal fatto che si tratta di una storia vera, ovviamente romanzata ai fini della serie.

Infatti il New Amsterdam esiste davvero, si tratterebbe del Bellevue Hospital, le cui vicende sono raccontate nel libro “Twelve Patients: life and death at Bellevue Hospital” del dottor Eric Manhelmer, che proprio come Max è stato direttore sanitario ed ha avuto un cancro alla gola. 

Oggi insegna alla New York University ma durante i suoi anni in ospedale, il dottore ha preso appunti su più di centocinquanta quaderni sulle vicende del Bellevue, ospedale che si è distinto per aver aperto il primo reparto di maternità negli USA, fatto progressi per la cura della tubercolosi ed è stato set di alcune scene della serie tv.

La prima cosa che feci appena arrivato? Iniziai a girare per i reparti con un bloc-notes segnandomi tutte le cose che secondo me andavano corrette. In particolare mi interessava conoscere le esperienze e le storie dei pazienti”.

Ma quali sono i motivi per cui New Amsterdam merita di essere visto?

Innanzitutto diversamente dalla troppa scientificità di Dottor House o dei troppi intrecci amorosi di Grey’s Anatomy, finalmente vi è una serie che guarda le cose in maniera diversa. Niente chirurghi, questa volta il protagonista è il direttore sanitario dell’ospedale pubblico New Amsterdam, uno dei più antichi degli Stati Uniti. Max arriverà a stravolgere le rigide e fallimentari regole burocratiche per dare vita nuova all’ospedale.

Infatti vediamo che licenzierà un intero reparto, cercherà di rendere tutto più trasparente, migliorando il rapporto paziente-medico e dando voce anche a chi normalmente non è considerato dal sistema come i senzatetto o chi non ha un’assicurazione. E seppure avrà delle idee che sulla carta possono sembrare infattibili, ci insegna comunque un nuovo modo di guardare gli altri ed anche sé stessi.

La trama si dipana tra casi clinici interessanti e la vita stessa del dottor Goodwin.

Max si ritroverà non solo ad essere a capo di un intero ospedale, ma anche a combattere contro il suo demone personale: il cancro alla gola. Nonostante sia malato, tuttavia, mette sempre i pazienti al primo posto, trascurando la sua salute, impegno che gli porterà non pochi problemi. Vediamo come si svilupperà un rapporto tra i colleghi, che aiuteranno il dottore nella sua impresa e lo sosterranno nei suoi momenti più difficili.

Ogni personaggio vi farà affezionare a lui.

Tra gli altri protagonisti abbiamo infatti Helene Sharpe (Amanita di Sense8) oncologa ed amica di Max, che ci colpisce con la sua determinazione e le sue debolezze, la dottoressa Bloom che si ritroverà a combattere contro i problemi d’ansia, lasciandoci capire quanto può essere stressante essere tutti i giorni responsabile della vita degli altri, il dottor Reynolds che si ritrova all’improvviso capo del reparto di cardiochirurgia, il dottor Kapoor, che con le sue lente diagnosi ci permetterà di comprendere quanto sia importante non etichettare un paziente ma comprendere le ragioni dietro i suoi sintomi, e il dottor Froome, psichiatra, che ci farà scoprire il modo in cui poter essere al fianco di coloro che soffrono di malattie mentali.

Tocca i nostri sentimenti

Ci fa arrabbiare per le ingiustizie, ci fa sorridere per gli spezzoni comici che vanno a smorzare l’atmosfera pesante. Ci fa commuovere e ci strappa una lacrima per la bontà di Max, il suo voler sempre aggiustare quello che non va. D’altronde la sua filosofia è “Come posso aiutare?”, frase che verrà pronunciata nel primo episodio e che diventerà da guida per le successive azioni, coinvolgendo tutti. Sui social è stato anche l’hashtag utilizzato per promuovere la serie. Ci tiene in tensione, creando suspance, e ci fa gridare un lungo “Nooo” non appena fuoriescono i titoli di coda, perché ne vorremmo sapere di più ma dobbiamo aspettare l’episodio successivo.

Ryan Eggods è un grande attore…

….E non solo! (È anche il cantante di un gruppo musicale). Riesce ad incarnare alla perfezione il suo ruolo, permettendoci di sintonizzarci con le sue emozioni. Come egli stesso ha dichiarato, durante le riprese, Eric Manheimer è stato sempre sul set gli attori e questo ha sicuramente affascinato Ryan:

“Passavo tutto il tempo a chiedergli come fosse stata la sua esperienza. E proprio per questo motivo i personaggi di “New Amsterdam” risultano molto più realistici rispetto a quelli di tante altre serie simili. Abbiamo preso lezioni da un dottore vero, oltre ad aver girato in un ospedale: questo ci ha aiutati moltissimo a calarci nei personaggi”.