Brexit: il parlamento inglese vota no all’accordo con l’UE

Alex Rossi

“Non avere un accordo significherebbe generare incertezza e divisioni”.
Con queste parole Theresa May ha tentato di portare l’aula dalla propria parte, ma alla fine ha trionfato il no. Nella serata di oggi il parlamento ha bocciato l’accordo raggiunto tra la Gran Bretagna e l’Europa per la Brexit, con  432 voti contrari contro  202. 

Le conseguenze immediate del no sulla Brexit

Quella che si preparano a vivere gli inglesi ora è l’ora più incerta dell’epoca moderna. Il referendum, avvenuto il 23 giugno 2016, aveva visto vincere i favorevoli all’uscita dall’Unione Europea con il 51,89% dei voti. Poche migliaia di britannici hanno deciso la sorte della nazione, che questa sera si avvia alla Brexit senza un’accordo. Mancano appena settanataquattro giorni al 30 marzo, ultimo giorno della Gran Bretagna sotto il vessillo UE. Ancora non si conoscono i termini dell’uscita. 

Al momento l’incertezza è principalmente politica. Jeremy Corbyn, leader dei laburisti e dell’opposizione, ha appena presentato mozione di sfiducia verso il governo. L’accusa è quella di aver pensato agli interessi economici del proprio partito, quello conservatore, piuttosto che a quelli della nazione stessa. Nonostante le pesanti accuse ed il risultato negativo, Theresa May non accenna a dimettersi. 

Niente accordo: cosa succede ora?

La prassi, ora, vorrebbe che la Gran Bretagna si presentasse alla Brexit con un no deal di default. In altri termini, non ci sarebbe nessun accordo per un’uscita graduale. L’Inghilterra si ritroverebbe con un PIL fortemente contratto ed il valore della sterlina subirebbe un collasso storico. 

Alcuni estremisti euroscettici si definiscono favorevoli a questa soluzione, poiché sarebbe quella più coerente con i risultati del referendum del 2016. Per questi, non avere alcun accordo significa poter decidere liberamente il proprio destino, senza dover più nulla all’Europa. 

Dall’altra parte della bilancia vi sono i filoeuropeisti, che vorrebbero dare la possibilità agli inglesi di tornare alle urne per ribaltare, eventualmente, l’esito della Brexit. Il rischio, però, è quello di creare nuove discussioni senza risolvere nulla. 

Infine, sta venendo varata anche l’opzione in pieno stile Norvegia: un’uscita di facto dall’UE, ma un mantenimento dei rapporti doganali e monetari equivalenti a quelli di uno stato membro. Quest’ultima possibilità, in particolare, sembra quella più probabile, ma allo stesso tempo non accontenterebbe nessuno.

Rotta verso un futuro incerto

Quello che è certo è che la Gran Bretagna sta vivendo una delle sue ore più buie. I possibili contraccolpi economici di qualsiasi colpo di scena riguarderebbero direttamente anche l’Italia. Tutta l’Europa fissa Londra con sguardo incerto e con una vaga espressione di preoccupazione per il futuro.  

 

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