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This is not consent: il caso irlandese che fa discutere e riflettere

This is not consent: il caso irlandese che fa discutere e riflettere

Quando un giovane, accusato di stupro, evita la condanna grazie all’avvocato difensore, donna, che esordisce con “vedete come era vestita, indossava un tanga di pizzo”.

E’ notizia degli ultimi giorni che, in Irlanda, un ragazzo sia stato assolto dall’accusa di stupro ai danni di una ragazzina di 17 anni. Il giovanotto in questione è stato aiutato, in tal senso, dall’avvocato difensore Elizabeth O’Connel, che, durante l’arringa finale, ha detto alla giuria “vedete come era vestita, indossava un tanga di pizzo”.

L’indignazione per l’accaduto ha creato un movimento sia reale, che virtuale, che gravita attorno all’hastag #thisisnotconsent.

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Il dibattito che ruota attorno a stupro e abbigliamento è sempre più presente. C’è da chiedersi, quindi, quanto e come il pensiero femminista abbia agito sull’argomento.

Quando il femminismo è un’altra via del maschilismo

Sulla questione non si può non essere obiettivi: c’è un reale problema, da parte degli uomini (per la maggior parte delle volte, ma non vuol dire che le donne siano esenti da perpetrare le stesse molestie), di ritenere giudicabile una donna e la sua disponibilità nel concedersi a partire degli abiti che indossa e, dall’altra, a ritenerla una propria proprietà.

Lo stupro, è sempre stato usato dall’uomo per piegare, umiliare e dominare la donna (e uomini all’occorrenza), in qualsiasi periodo storico. Quindi è nato come qualcosa che prescindeva il modo di vestire.

Ora, con la libertà che la donna ha conquistato non solo di disporre del proprio corpo, ma anche su come vestirsi, spogliata da tutta una serie di pregiudizi, eccoci che siamo ancora qui nella stessa gabbia.

Tenendo a mente, quindi, tutto ciò, non si può che arrivare a una sola conclusione logica: il problema è alla radice, all’educazione che le donne, come mamme, danno ai loro figli. Non è un discorso sessista, quanto una verità certa, frutto di una famiglia matriarcale.

E qui, subentra il grande equivoco: grandi madri femministe che, però, educano i propri figli a trattare la donna come un oggetto. Perché si sa che, quando si diventa genitori, i princìpi che ci hanno formato sembrano sempre un po’ meno giusti. Perché ai figli è più facile insegnare le convenzioni che non il rispetto delle diversità, in questo caso di genere.

Il più grande nemico delle donne sono le donne

E, qui, torniamo al punto: le peggiori nemiche e detrattrici della libertà femminile sono le donne. E questo è esemplificato, in modo drammaticamente semplice, dalla frase dell’avvocato (donna) difensore: “vedete come era vestita, indossava un tanga di pizzo.”

Una frase che è più un macigno che spazza via anni di vera lotta femminista per l’acquisizione di una libertà e di riconoscimento dell’essere donna. Una frase che spezza ogni legge della solidarietà, della libertà e del rispetto.

Una donna che, pur di riuscire nel suo lavoro, ha bastonato il suo stesso genere. E’ questo che deve far riflettere. Abbiamo davvero creato un mondo in cui esiste la parità e il rispetto di genere?

Non è forse che noi donne, nell’illusione di essere giunte alla meta, stiamo svendendo tutto ciò per cui abbiamo lottato, solo per poter ambire a vivere in un mondo intriso di credo maschile, visto che per così poco siamo disposte a bastonare il nostro stesso genere?

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Tra femminismo e maschilismo scegliamo la terza via, il rispetto

Il femminismo, è stato il più grande movimento degli ultimi anni, e ha permesso a noi donne del 2000 di godere di molte cose. Ma, a volte, anche noi ci perdiamo, e giochiamo a ribasso, trasformandoci nella parte peggiore rappresentata dal maschilismo.

In una società così liquida e fluida, come quella di oggi, credo sia forviante parlare di maschilismo e femminismo, per la semplice ragione che la violenza vada oltre questi due poli.

Quello che è accaduto a questa ragazza, quello che accade tutti i giorni nel mondo, deve farci riflettere sulla questione più ampia della violenza e della mancanza di rispetto, non in quanto uomini/donne/omosessuali/transgender/ecc… ma in quanto uomini, intesi come essere umani.

Per questo, tra femminismo e maschilismo credo sia più utile e umano seguire la via del rispetto dell’essere umano per l’essere umano, a prescindere da tutte le diversità, che sono solo arricchimento e mai povertà.

 

Deborah Pellicola

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