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Ascoltiamoci, anche attraverso i silenzi

Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. 

Carl Rogers

Oggi è la giornata nazionale della Psicologia, ma cosa vuol dire davvero essere Psicologi? Da studentessa di psicologia, di cose me ne sono state insegnate tante, alcune utili, altre meno, e spesso mi sono ritrovata a capire che attorno alla figura dello psicologo ci sono molti pregiudizi e stereotipi. Ma ciò che ho sicuramente compreso in questi anni, e quello che mi ha spinto a scegliere di intraprendere questa carriera, è l’importanza del saper ascoltare, anche attraverso i silenzi.

Andare dallo psicologo, per anni è stato considerato come etichettarsi. “Se vai dallo psicologo sei matto”. Non è esattamente cosi: richiedere una consulenza psicologica, o intraprendere un percorso di terapia, a volte può semplicemente servire per raccontarsi. Sputare fuori tutte quelle cose tenute a lungo dentro il nostro inconscio, non dette neanche ai nostri familiari più stretti. Sicuramente per paura di un giudizio, di un opinione, molti si chiudono in sé stessi, non affrontando un dolore che si può tramutare in una condizione patologica, portando il soggetto ad una vera e propria crisi.

Ascoltare non vuol dire solamente restare fermi mentre qualcun altro parla. Vuol dire prestare attenzione al suoni, alla gestualità, al tono di voce e soprattutto alla tipologia di parole usate. Lo psicologo infatti, quando si rivolge al suo paziente, deve sempre riprendere il discorso utilizzando le parole che egli stesso ha pronunciato.  L’ascolto è alla base di una comunicazione efficace, ed è l’inizio per una relazione terapeutica: consente di comprendere, attraverso un ascolto attento ed empatico, le richieste, i bisogni e i disagi di chi si ha di fronte. Permette di creare un clima di fiducia, un luogo ( il setting) all’interno del quale ci si sente a proprio agio tanto da poter fare le più oscure confidenze personali.

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Fonte Igor Vitale

 

“When my eyes were stabbed by the flash of a neon light split the night… and touched the sound of silence” -Sound of Silence

Spesso sentiamo dire “Siamo tutti un po’ psicologi”. Questo perché, tutti si atteggiano, tutti dichiarano che basta parlare con loro. Che sia un estetista, un barista o il parrucchiere, non fa differenza: anche loro possono ascoltarti, è gratis! Ma non è esattamente così. Vero è che tutti possono ascoltare, cercare di comprendere, ma mentre si starà parlando, nella testa di questi psicologi improvvisati, si insinueranno pensieri, dubbi, domande, risposte, che porteranno poi ad ulteriori domande, magari sbagliate, che possono far crollare la persona che sta soffrendo. Non viene considerato appieno il potere delle parole, per questo è necessario che ci si impegni davvero nell’ascoltare qualcuno. Che si impari ad essere empatici, mettendosi letteralmente nei panni dell’altro, lasciando da parte le frustrazioni o esperienze personali. Questo è il ruolo dello psicologo. Una persona che sa muoversi anche attraverso i silenzi.

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dott.ssa.Daniela Chiodi

“Per poter comunicare, bisogna saper ascoltare ed il silenzio è necessario all’ascolto, dà vita ad uno spazio in cui l’altro può definirsi, accorciando le distanze e smussando le differenze. Bisogna dapprima imparare ad ascoltare il proprio silenzio, per poi poter interpretare quello di chi ci sta vicino. Dare ascolto al silenzio dentro di noi, apre una breccia nel frastuono quotidiano dei pensieri, nel ruminare continuo di idee, inquietudini, progetti, promesse, creando un vuoto che permette di riflettere su se stessi, frenando l’indomabile smania di agire.” (Dott. Amoroso)

 

Il silenzio non è solamente qualcosa di imbarazzante, che deve essere colmato a tutti i costi. Può essere utile per comprendere anche il linguaggio non verbale, ponendo attenzione ai gesti, ad uno sguardo. Si tratta di un momento di riflessione, di pausa dalle parole e dal chiassoso insieme di comunicazione dei nostri cervelli, e può anche essere importante per trovare altri modi di curare. Non tutti infatti riescono ad esprimersi con le parole, molti hanno bisogno di alternative: un esempio può esser l’arte terapia. E’ stato visto per esempio, che utilizzare i disegni, è efficace soprattutto con bambini e (talvolta) adolescenti, i quali attraverso colori, penne e matite, riescono meglio a tirar fuori il loro mondo interiore.

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fonte working room

Quando si intraprende un percorso terapeutico, non si ottengono subito dei risultati. Ci vuole tempo, concetto che non sempre viene compreso in quanto molti vorrebbero risolvere subito i loro problemi, motivo per il quale si pensa che prendere medicine sia più rapido e (forse) indolore. Per guarire però, bisogna saper attendere: creare un’ambiente che sia accogliente, un porto sicuro in cui sentirsi ormeggiati contro ogni tempesta, richiede pazienza, collaborazione e sicuramente un ascolto e comprensione da entrambe le parti. Solo in questo modo, quando arriveranno i silenzi, basterà anche un solo sguardo per intendersi al volo, una telepatia insomma. Il silenzio dice Luce Irigaray :

“Deve intervenire fra me e l’altro come un luogo in cui possiamo incontrarci, quali che siano le nostre differenze…”

 

Non rinunciate ad andare da uno psicologo soltanto per la paura di un’etichetta. Parlare, ascoltare ed ascoltarsi, esplorando i silenzi, potrà essere utile per la vostra guarigione.

 

 

 

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Silvia Rosiello

Studio psicologia e amo scrivere. Con la scrittura esprimo parti di me che altrimenti rimarrebbero nascoste. Attraverso la psicologia mi piace scoprire quello che si cela dietro l'animo delle persone e poter aiutare a combattere la loro oscurità. Perché ogni giorno è un "bel giorno per salvare delle vite".

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