Essere madri e figli dietro le sbarre, nascosti dal mondo: come incide sullo sviluppo?

Essere madri e figli dietro le sbarre, nascosti dal mondo: come incide sullo sviluppo?

Essere madri: “E all’improvviso la sensazione di diventare madre le si attaccò al corpo come neve caduta abbondante e silenziosa durante la notte.” -F. Caramagna

Alice Sebesta è solo una delle tante anonime madri detenute che vivono in carcere con i propri figli. Il suo nome è diventato sfortunatamente famoso per la triste tragedia familiare consumatasi nel carcere di Rebibbia, Roma. La donna infatti ha ucciso i suoi figli Faith e Divine gettandoli dalle scale. Due piccole vite spezzate, da una donna che era stata segnalata già in precedenza per incuria verso i figli e possibili problemi psichiatrici.

Come detto, Alice è solo una delle tante detenute che crescono i propri bambini all’Interno delle anguste mura carcerarie. Secondo i dati del ministero della giustizia, sono attualmente 62 i bambini che in Italia vivono dietro le sbarre. Tutto questo perché non sarebbe etico e psicologicamente destabilizzante vivere senza madre, ma non lo è forse di più, convivere con una donna costretta alla prigionia per i reati commessi?

Per ovviare al problema dei bambini che devono passare le giornate in un luogo che non favorisce sicuramente il loro sviluppo, si è pensato di creare strutture che abbiano un po’ meno l’aspetto di un carcere. Infatti, sono nati a questo scopo gli ICAM, luoghi che assomigliano più ad una casa che ad una prigione, privi di sbarre ma sempre l’unico posto dove le donne relegate a una sorta di custodia domiciliare, possono vivere.

madri carcere
madri carcere

“Uno di momenti più belli è quando li portiamo fuori per fare un giro al parco, al museo o semplicemente a prendere un gelato. Per questi bambini è tutto nuovo. Guardano con occhi sgranati il cielo, i mezzi pubblici, le auto, i cani, i piccioni, i palazzi. Praticamente urlano tutto il tempo la loro meraviglia”. (www.lastampa.it)

 

In Italia ve ne sono però soltanto cinque, e sicuramente non si può risolvere il problema del sovraffollamento in carcere. Dunque, spesso, i bambini crescono dietro le mura, quasi come se stessero scontando anche loro le pene inflitte alle loro madri.

Ci si chiede allora quali siano le conseguenze psicologiche di tutto questo. Innanzitutto vivere in carcere implica due importanti alterazioni: il rapporto con le madri e quello con l’ambiente.

Per quanto riguarda il primo punto, spesso le donne che vivono in prigione, hanno un passato di tossicodipendenza, di criminalità, sono giovani e vivono la loro prima gravidanza proprio in carcere, e questi sono sicuramente tutti fattori che incidono nel loro rapporto con il bambino. Inoltre molto spesso la donna può cadere in una depressione post partum, che già in condizioni normali è difficile da affrontare.

Se avviene in carcere, influenzerà senza dubbio l’attaccamento. Ci potrà dunque essere una madre non in grado di rispondere alle richieste di un bambino, che già di per sè, dovrà imparare a vivere in un ambiente scandito da orari precisi come l’ora d’aria della madre, il momento delle visite familiari. Oltre a questo, molte attività come passeggiate esterne per i bambini, sono gestite dalle istituzioni e non dalla madre, che dunque non riuscirà a svolgere il suo ruolo genitoriale e potrà manifestare sentimenti di colpa.

Altro aspetto da considerare è l’ambiente: diverso infatti è lo sviluppo di un bambino che ha la possibilità di frequentare un asilo o un parco giochi dove può conoscere ogni giorno persone diverse. Quando i piccoli escono nel mondo esterno, vivendo sempre in un ambiente di chiusura, potrebbero presentare segni di insofferenza, disturbi del sonno, ritardi nell’articolazione del linguaggio e poca curiosità. (G. Biondi, Lo sviluppo del bambino in carcere).

madri carcere
madri carcere

 Da non dimenticare è sicuramente la mancanza della figura paterna. “L’attaccamento al padre, come quello alla madre, ha un’importanza fondamentale per lo sviluppo del bambino contribuendo, nei primissimi anni di vita, al consolidamento della sua personalità, ed inoltre, la presenza paterna incoraggia lo sviluppo psicosociale in aree quali, l’autostima, il successo scolastico” ( Childhood precluded. Mothers and children in prison in the third millennium).

I bambini che vivono in carcere sono reclusi, nascosti, come se ci fosse un velo che li copre al resto del mondo. Quello che si spera, dal momento che è più difficile che separare un piccolo dalla sua mamma, sia quello di creare o spingere alla crescita, strutture più consone che possano far vivere meglio sia la maternità che la propria infanzia. Due diritti che non andrebbero mai negati.

 

 

approfondimento:

vi-spiego-la-vita-di-un-bambino-in-carcere

bambini in carcere

 

 

 

Pubblicato da Silvia Rosiello

Studio psicologia e amo scrivere. Con la scrittura esprimo parti di me che altrimenti rimarrebbero nascoste. Attraverso la psicologia mi piace scoprire quello che si cela dietro l'animo delle persone e poter aiutare a combattere la loro oscurità. Perché ogni giorno è un "bel giorno per salvare delle vite".

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