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Intelligenza emotiva, felicità e buddismo: una strada unica che porta al benessere interiore

A scuola mi domandarono cosa volessi essere da grande.
Io scrissi “Essere felice”.
Mi dissero che non avevo capito il compito,
e io risposi che loro non avevano capito la vita.
(Anonimo)

Nelle scorse settimane abbiamo parlato dell’intelligenza emotiva, del suo importante ruolo nella nostra vita privata e pubblica e di quali siano le sue basi. Oggi vi parlo della felicità, di cosa è secondo il buddismo e di piccoli consigli per raggiungerla. E di come l’intelligenza emotiva e buddismo si leghino in questa ricerca.

La prima cosa che dobbiamo fare, è eliminare la negatività. Come vi ho già detto, non significa non provare sentimenti negativi ma trasformarli in emozioni positive. Nel momento in cui qualcosa di negativo accade, significa che è arrivato il momento di cambiare. Nella vita il cambiamento è all’ordine del giorno, e spesso gli eventi negativi servono proprio a darci la spinta necessaria per fare il passo decisivo. Non piangiamo su quello che è successo, ma affrontiamolo e facciamone un punto di partenza per creare una nuova strada con più consapevolezza (questo termine vi è per caso familiare? Si lo abbiamo affrontato nel nostro viaggio nell’intelligenza emotiva)

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Secondo il buddismo, bisogna sostanzialmente vivere il momento: essere felici quando è il momento di esserlo e soffrire quando è il suo tempo. In pratica evitiamo ansie inutili. Se stiamo vivendo un bel momento, godiamocelo e basta. Come vi ho detto quando vi ho parlato della motivazione, l’importante è essere noi stessi, non sminuire gli altri ed essere portatori di energia positiva.

Secondo l’intelligenza emotiva la consapevolezza di sé è fondamentale, e il buddismo aggiunge che solo noi siamo responsabili del nostro destino, che il nostro karma (la nostra energia) ci aiuta a sconfiggere le difficoltà. Entrambi ci dicono di renderci forti, di costruirci una base solida fatta semplicemente di noi stessi, a cui aggrapparci nei momenti bui.

Questo non significa vivere isolati, ed escludere gli altri. Come abbiamo visto, l’empatia è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva, e anche il buddismo ci insegna a gestire le emozioni per stare in equilibrio con gli altri. Renderci forti significa non lasciare agli altri la possibilità di ferirci, e attingere alla nostra forza quando non sappiamo come fare.

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I rapporti con gli altri sono fondamentali, ma non devono condizionarci la vita. Dobbiamo essere liberi di essere noi stessi e lasciare agli altri la stessa libertà. Dobbiamo imparare a conoscere noi stessi, e creare un legame positivo con gli altri.

Cosa sia infine la felicità è difficile da dire, perché sia secondo il buddismo che secondo l’intelligenza emotiva parte da dentro, da noi. Ma dove arriva? Non penso ci siano limiti, ognuno la trova in cose diverse, chi in un tramonto chi in una cena con amici, chi in altro ancora, ma di sicuro la felicità non è seguire regole imposte da altri: se vuoi essere madre trova il modo di diventarlo, ma nessuno ti obbliga ad esserlo in quanto donna; se vuoi raggiungere la vetta nel tuo lavoro impegnati, ma non c’è nulla di male nei livelli intermedi.

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La felicità è a un passo da noi, ognuno può costruire la sua. Vi ho parlato del buddismo perché ho trovato collegamenti con l’intelligenza emotiva, e perché personalmente ritengo sia una buona strada per trovarla ma ovviamente non è l’unica. Quindi restate con noi, diteci cosa è per voi la felicità, e aspettatevi nelle prossime settimane altri piccoli consigli per raggiungerla.

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