Site icon The Web Coffee

Gli Stati Uniti si ritirano dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU

Ieri gli Stati Uniti hanno lasciato il tavolo del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, annunciandone il ritiro.

La decisione è stata proclamata dall’ambasciatrice USA delle Nazioni Unite Nikki Haley e confermata dal segretario di Stato Pompeo. L’ambasciatrice definisce il Consiglio come “la fogna della faziosità politica” e già in passato aveva mosso delle accuse di un atteggiamento “patologico” nei confronti di Israele. Ufficialmente si tratta di una posizione presa al fine di tutelare Israele dai pregiudizi che, secondo gli USA, influenzerebbero il giudizio dell’organo internazionale. L’ONU risponde alla provocazione definendo la donna “ipocrita e asservita ai propri interessi” e, aggiunge, “ha fatto dei diritti umani una barzelletta”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ringrazia il Presidente Trump, il segretario Pompeo e l’ambasciatore Haley “per la loro coraggiosa decisione contro l’ipocrisia e le menzogne del cosiddetto Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani”. Inoltre definisce il consiglio “un’organizzazione di parte, ostile, anti-israeliana che ha tradito la sua missione di proteggere i diritti umani”.

Gli USA avevano tacciato le Nazioni Unite di essere pregiudizievoli nei confronti di Israele in occasione del veto alla risoluzione che prevedeva lo spostamento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

Gli Stati Uniti erano stati a loro volta accusati di aver tentato, tramite intimidazioni, di influire sul voto degli stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i quali avevano poi deciso di bocciare la risoluzione. Nonostante questo Trump aveva calpestato la decisione presa dal resto del mondo, spostando l’ambasciata a Gerusalemme e prendendo le distanze dagli scontri verificatisi subito dopo.

Ma la rottura arriva poco dopo le critiche sollevate da parte del Consiglio dei Diritti Umani sulla situazione dei bambini latino-americani, separati dai genitori alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. A tal proposito Filippo Grandi, diplomatico italiano Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha espresso la sua preoccupazione, suggerendo di non separare i bambini dalle rispettive famiglie. Inoltre afferma che i governi di molti Paesi ricchi hanno adottato una retorica spregevole sulla migrazione, ignorando il loro dovere di aiutare le persone in fuga dalla guerra o dalle persecuzioni”. Credo che sia giusto sottolineare come altre sì l’Italia rientri in quest’ultima definizione. Da noi, come negli Stati Uniti, la campagna elettorale ha affrontato la questione immigrazione con toni violenti, sprezzanti, accusatori ed ha strumentalizzato la disperazione di queste persone per farne un cruccio da risolvere con lo slogan “stop all’invasione”, alimentando la disinformazione dei cittadini.

In queste ultime ore tutti abbiamo avuto l’occasione di ascoltare l’audio registrato in un centro di detenzione americano e pubblicato sul quotidiano online “ProPublica”. Qui si sentono bambini disperati, urlanti e in lacrime perché separati dai genitori. La questione ha scandalizzato il mondo occidentale e sta spaccando l’America in due. Il presidente Trump accusa i democratici della situazione, mentre questi sono sempre più sotto pressione ad una settimana dal voto di uno dei due progetti alla Camera e al Senato. Per la prima volta la first lady interviene su di una questione politica soltanto per sottolineare quanto sia importante che i democratici approvino la riforma sull’immigrazione repubblicana.

All’estero la premier britannica Theresa May definisce la politica sull’immigrazione di Trump “sbagliata” e le foto dei bambini “tenuti in quelle che sembrano gabbie, sono inquietanti, profondamente inquietanti”.

La questione dell’immigrazione di massa è un’emergenza che ci tocca da vicino e, proprio ieri mattina, il presidente della Repubblica Mattarella ha affermato che l’UE deve intervenire unita, “non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze” […]. “Servono interventi che rimuovano le cause […] che alimentano tante tristi vicende”.

Ieri è stato annunciato che la Camera USA voterà presto lo stop alla separazione bimbi-genitori. Chi viene perseguito penalmente per immigrazione illegale non sarà separato dai figli, ma custodito con essi dalla Sicurezza Nazionale.

Il 28 e 29 giugno si terrà a Bruxelles il vertice europeo straordinario sui migranti, anticipato dall’incontro di oggi tra il premier Conte e il presidente del Consiglio europeo Tusk. Proprio il 20 giugno il parlamento dell’Ungheria ha approvato la modifica della Costituzione che vieta di accogliere i migranti economici. Purtroppo i cittadini delle nazioni confinanti hanno perso la loro fiducia nell’istituzione europea anche perché lasciati soli nell’affrontare un’emergenza di dimensioni non indifferenti. Sembra che per il momento la riforma del trattato di Dublino sia stata messa da parte, con grande soddisfazione di Salvini.

Secondo il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, il summit di giugno “sarà probabilmente l’ultima possibilità per gettare la base di un sistema europeo comune di asilo funzionale”. Dopo l’incontro con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, afferma che “l’unica soluzione sarebbe quella della protezione delle frontiere esterne” e sembra che i due siano d’accordo nell’importanza di fornire stabilità politica e sociale all’Africa tramite degli investimenti.

Affermazioni inquietanti vengono dal Belgio, secondo cui l’Italia “dovrebbe poter trovare un modo per respingere le imbarcazioni”. Si tratta di un Paese che si dice a favore di un compromesso e afferma che oggi “l’Italia è obbligata a salvare i migranti in mare, deve accoglierli, senza poterli rimpatriare in Libia o altrove. Ma finché questo sarà possibile, avremo il caso. Dobbiamo poter respingere le imbarcazioni. Dobbiamo trovare un modo per aggirare l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. L’Austria abbandonerà “la logica del negoziato attuale incentrato sul regolamento di Dublino” in favore della “protezione delle frontiere esterne” e il primo ministro di destra austriaco si auspica che si tratti di una sorta di rivoluzione copernicana.

Ma Salvini prosegue con i toni da campagna elettorale e propone un censimento dei rom, affermando che molti sindaci lo avrebbero già contattato perché pronti a metterlo in atto. L’Unione delle comunità ebraiche italiane ricorda come questo annuncio rievochi la schedatura degli ebrei, che coincise con l’approvazione delle leggi razziali. Ovviamente questo tipo di censimento è illegale in Italia in quanto violerebbe l’articolo tre (immutabile) della Costituzione Italiana poiché su base etnica, nonché delle norme internazionali. La risposta dell’Unione Europea arriva forte tramite Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli affari economici e monetari, che afferma che la soluzione dell’emergenza “non può essere la chiusura delle frontiere, il nazionalismo, la stigmatizzazione di alcune popolazioni. La risposta deve essere creare insieme una politica europea dell’asilo, dell’accoglienza dei rifugiati: è il motivo per cui dobbiamo essere responsabili e solidali. Mi attendo che dall’Italia non parta un messaggio di chiusura ma di inclusione in un insieme comune”.

Ma sembra che dalla nostra nazione non verrà nulla di tutto ciò. Salvini prosegue con la sua personale propaganda, forte della sua posizione, mentre due giorni fa il primo ministro Conte ha minacciato la Merkel di uscire dall’Ue qualora non ricevessimo alcun aiuto. Eppure la cancelliera si è dimostrata pronta ad accogliere i nostri appelli, riconoscendo che la riforma del trattato di Dublino sia “superato dai fatti”, afferma che “servono soluzioni europee, senza innescare dinamiche bilaterali che rischiano di costituire la fine di Schengen”. L’Europa “deve contrastare i traffici umani. I temi dell’immigrazione e della governance economica dell’Ue possono e devono essere occasione per costruire un’Europa più forte e più equa che possa rispondere ai bisogni primari dei cittadini”.

Sembra anche che la Germania abbia intenzione di lavorare per la stabilizzazione della Libia, tema cruciale per l’Italia. Come soluzione propone che ci si prenda cura dei migranti dalla Libia attraverso l’UNHCR (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati) o l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Si tratta di un passo avanti, un buon inizio, che è insufficiente, ma su cui si può lavorare per la salvaguardia dell’Europa tutta.

In questo panorama poco promettente, di fronte agli scandali oltreoceano, alla tensione internazionale che Trump non si preoccupa di esercitare, alle affermazioni del genere “prima l’Italia, prima gli italiani”, che ricordano pagine nere della nostra storia, le quali sono anche in contrasto con l’apertura da parte di Paesi come la Germania, non si può che sperare che il senno, l’umanità e la volontà di tenere unita un’Europa sempre più traballante, abbia più valore di una mera campagna elettorale.

 

Alessia Pazzano

Exit mobile version