Site icon The Web Coffee

La Giornata Mondiale degli Oceani: Save the Oceans

L’otto giugno si festeggia la Giornata Mondiale degli Oceani ed è in questa occasione che mi preme evidenziare quali siano le specie marine maggiormente in pericolo.

Secondo la Società Italiana di Biologia Marina solo nei mari italiani esistono 10.313 specie di fauna marina. Se consideriamo che 4/5 degli oceani sono inesplorati, rimane ancora molto da scoprire. Sulla costa Adriatica perfino i frangionda posizionati dall’uomo sono stati colonizzati da specie tipiche degli ambienti rocciosi. A causa della loro natura, gli artificial reef costituiscono un ambiente favorevole all’insediamento di un nuovo habitat.

La flora in generale è piuttosto rara negli oceani ed è costituita principalmente da alghe, per lo più planctoniche. Il nome plancton deriva dal greco πλαγκτόν (= errabondo), in virtù del fatto che i plancton si lascino trasportare passivamente dalla corrente. Questi si distinguono in organismi animali e vegetali. Dei primi fanno parte i krill, la principale fonte di cibo delle balene e degli squali balena.

Krill. Fonte: National Geographic

 

I krill sono minacciati dal livello di acidità degli oceani che si innalza sempre di più a causa dell’eccesso di anidride carbonica generata dal gas serra. Inoltre dai krill viene estratto un olio vitaminico che li rende preda di una pesca massiva, la quale non lascia all’animale il tempo di riprodursi. La scomparsa dei krill danneggerebbe un intero ecosistema con effetti devastanti, che coinvolge già da ora i cetacei che se ne nutrono.

“Scappiamo!”
cit. I krill in “Alla Ricerca di Nemo”
Fonte: www.disneywikia.com

In passato i cetacei, tra gli animali più straordinari del pianeta, sono stati cacciati dalle flotte baleniere, la cui attività non è ancora cessata del tutto. Ad oggi sono minacciati dalla presenza di reti da pesca in cui potersi accidentalmente impigliare.

Un primo esemplare in pericolo di estinzione è la balenottera azzurra. Essa raggiunge i 30 metri di lunghezza e le 150 tonnellate di peso ed è il più grande animale conosciuto della storia della Terra. Nel XX secolo, la caccia ininterrotta per quarant’anni l’aveva quasi portata all’estinzione, finché la comunità internazionale non la dichiarò specie protetta nel 1966.

 

Una balenottera azzurra a confronto con un sub.
Fonte: www.redbull.com

 

La balenottera comune è seconda all’azzurra per dimensioni e rimane una delle balene più veloci, potendo raggiungere la velocità di 40 km/h.

La balenottera minore è la più piccola delle tre e ad un rischio d’estinzione inferiore.

La megattera, dal greco μέγα (=grande) e πτερόν (=ala), nome che fa riferimento alle sue pinne pettorali, le più lunghe di tutti i cetacei. Questo animale è famoso, oltre che per il suo aspetto, per la capacità dei maschi di cantare “serenate” amorose che possono protrarsi per ore. In realtà la motivazione per cui emettano questi suoni non è ancora chiara, sebbene rientri probabilmente in un rito di corteggiamento che anticipa l’accoppiamento.

 

Una megattera che insegna al suo cucciolo come respirare.
Fonte: www.panorama.it

 

La popolazione delle megattere è stata ridotta del 90% circa con la caccia di massa compiuta prima del 1966. Di certo l’inquinamento del mare e quello acustico non contribuiscono positivamente alla sopravvivenza della specie.

La capacità di avvertire le vibrazioni nell’acqua, permette ai cetacei di compiere lunghe migrazioni, di trovarsi e di riprodursi.

Purtroppo però i cetacei possono cadere in uno stato di disorientamento dovuto ai sonar utilizzati nelle operazioni militari e dalle navi, che causano lo spiaggiamento di numerosi esemplari a livello globale.

La pesca illegale, la cattura accidentale nelle reti da pesca, l’accumulo di sostanze tossiche, il calo del numero delle prede sono le cause della diminuzione del numero di esemplari del delfino.

Simbolo del Mediterraneo (che di certo non è un cetaceo) è il tonno rosso, animale che rischia di scomparire a causa della pesca illegale.

 

Un tonno rosso.
Fonte: www.biologiamarina.org

 

Il WWF offre diverse opportunità per salvare queste specie. Sensibilizza e informa i pescatori per cercare di limitare la pesca accidentale; sostiene l’istituzione di grandi aree protette in cui i cetacei possano trovare nutrimento. Infine ha portato all’attenzione dell’ICCAT (Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico) la questione del tonno rosso. Di conseguenza l’ICCAT ha stabilito di non aumentare le quote di pesca della specie oltre la soglia di insostenibilità.

Ci si può affiancare dal lato di specie animali indifese sostenendo il WWF. A questo link di riferimento troverete i vari modi in cui i comuni cittadini possono contribuire a questa e ad altre cause.

Un’altra fondamentale creatura di cui è giusto discorrere nella Giornata Mondiale degli Oceani è il corallo. I coralli sono polipi radunati insieme ad altri individui simili, costruttori delle barriere coralline. Sono gli stessi coralli a creare lo scheletro calcareo che li sostiene attraverso la produzione di carbonato di calcio. I coralli tipici sono l’anemone di mare e il corallo rosso, sempre più raro. L’anemone magnifica è una specie che vive nell’area indo-pacifica, può raggiungere un metro di diametro e il corpo varia nella colorazione dal rosa al viola.

 

Anemone di mare.
Fonte: httpwww.trevigliosub.it

 

Come nell’immagine, i tentacoli terminano con una punta arrotondata e sono coperti da cellule urticanti. Questo genere di anemone è spesso popolato da pesci pagliaccio o pesci anemone, chiamati così proprio per il loro rapporto simbiotico con alcune specie di anemoni di mare.

 

Un pesce pagliaccio che vive in un anemone di mare.
Fonte: National Geographic Italia.

Spesso capita che quando si nominano parole come “Barriera Corallina”, “anemone” e “pesce pagliaccio” la nostra mente ci riporta subito al film PIXAR “Alla ricerca di Nemo”. Se siete interessati all’argomento vi consiglio di leggere questo articolo di Greta Zaltieri. 

 

Nemo e Marlin nel loro anemone di mare in “Alla Ricerca di Nemo”
Fonte: www.ciakgeneration.it

E, in effetti, ci sono tantissimi “Nemo” che abitano gli anemoni delle aree tropicali dell’indo-pacifico e del Mar Rosso. I reef corallini sono minacciati dall’innalzamento della temperatura dell’acqua che uccide la maggior parte dei coralli. La Grande Barriera Corallina Australiana, la barriera di corallo più grande al mondo, è in pericolo. Ciò è reso palese dallo sbiancamento dei coralli che, morendo, rilasciano l’alga che dà loro nutrimento e il caratteristico colore.

Sembrerebbe infatti che nel 2017  la Grande Barriera abbia vissuto uno sbiancamento senza precedenti, con la conseguente morte del 20% dei coralli. Il fenomeno dell’innalzamento della temperatura dei mari è contrastabile soltanto con la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Per proteggere meraviglie come le Barriere Coralline, le grandi balene dovremmo fare del nostro meglio, sollecitando gli Stati che più si disinteressano dell’inquinamento ambientale.

Salvaguardando gli Oceani, salveremmo un delicato ecosistema e con esso le milioni di persone che adesso, come in futuro, si rivolgeranno alle acque salate per il loro stesso approvvigionamento.

 

 

Alessia Pazzano

Exit mobile version