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23 maggio 2018: ventisei anni dalla morte di Giovanni Falcone

Il 23 maggio fu un giorno buio per l’Italia: il magistrato Giovanni Falcone perse la vita nell’attentato di Capaci per opera di Cosa Nostra. Non fu il primo e né l’ultimo attentato per mano della mafia, ma con l’uccisione di Falcone colpirono l’Italia nel cuore.

Fonte foto: RaiNews

 

Era il 23 maggio del 1992, ventisei anni fa, vicino Palermo. L’auto del magistrato italiano Giovanni Falcone e quelle della sua scorta stanno percorrendo l’autostrada A29 alle ore 17.59 di un sabato pomeriggio. Poco prima dello svincolo per Capaci, Giovanni Falcone perse la vita insieme alla moglie Francesca Morvillo ed i tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo ed Antonio Montinaro.
La mafia, con Totò Riina e Bernardo Provenzano come mandanti, aveva posto 500 kg di tritolo in una galleria scavata sotto l’autostrada ed un comando a distanza fece deflagrare l’ordigno.

 

Fonte foto: IlPost.it

Ma perché decisero di colpire proprio Giovanni Falcone? Perché il magistrato divenne un obiettivo di Cosa Nostra?

 

Falcone, insieme al suo collega ed amico Paolo Borsellino, anche lui assassinato dalla mafia pochi mesi dopo Falcone, era considerato una delle personalità più importanti della lotta contro la mafia a livello internazionale.
I due furono a capo del Maxiprocesso di Palermo, denominazione giornalistica data al processo penale che ci fu dal 1986 al 1992 a Palermo, per crimini di mafia, tra cui omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione ed associazione di mafia. Falcone trovò i collegamenti che c’erano tra associazione mafiosa e mondo politico.
Il nome del processo fu dato proprio dalle enormi proporzioni del processo, che contava 475 imputati e si concluse con condanne pesanti, tra cui 19 ergastoli ed un totale di 2665 anni di reclusione.

 

Fonte foto: Borderline 24

Fu un duro colpo inferto a Cosa Nostra: il processo fu definito un monumento giuridico, in cui lo Stato aveva vinto e la mafia aveva perso.

Concluso il maxiprocesso, la mafia non poteva rimanere in silenzio e tra il 1992 ed il 1993 vennero organizzati e portati a compimento vari attentati, ai danni delle forze di polizia italiane, giornalisti, uomini politici ed ovviamente la magistratura italiana, che comprende anche Borsellino e Falcone.

 

Fonte foto: Il Mattino di Sicilia

 

La strage di Capaci suscitò sdegno in tutta l’Italia, ma Cosa Nostra non si fermò ed il 19 luglio 1992, in via D’Amelio, uccise anche Paolo Borsellino.

Dopo la morte di Falcone, Borsellino fu messo a capo del pool antimafia, ma sapeva di essere condannato a morte dalla mafia ed ai suoi collaboratori ripeteva:

“Ho poco tempo”.

La morte dei due magistrati, forse, ha ridestato un’Italia ancora addormentata ed inconsapevole del potere in mano alla mafia e dell’orrore che poteva fare.

In un discorso pronunciato il primo giugno, nove giorni dopo la strage di Capaci e 49 giorni dalla strage di via D’Amelio, Borsellino pronunciò queste parole:

 

“Io voglio decisamente credere, me lo impongo di crederci, che la morte di Falcone sia un fatto così dirompente, così drammatico, che bandendo ogni sofismo, ogni ipocrisia, ogni situazione di compromesso, il potere politico riesca ad avere la forza di prendere una serie di decisioni ordinarie ma drastiche. Perché i magistrati non debbano sempre lavorare quasi nonostante le norme”

 

Il 25 giugno 1992, meno di un mese prima della sua morte, Borsellino pronunciò un discorso commovente in onore del suo collega ed amico:

 

“Giovanni Falcone in questa sua breve, brevissima esperienza ministeriale lavorò soprattutto per potere al più presto tornare a fare il magistrato. Ed è questo che gli è stato impedito, perché è questo che faceva paura”.

 

Fonte foto: Il Post

 

È vero, Falcone faceva paura alla mafia. Ed anche Borsellino. Per questo sono stati uccisi dalla mafia. Ma con la loro morte hanno svegliato l’Italia da quel lungo sonno che l’assopiva da anni.
La mafia non è ancora morta, ma col sacrificio di Falcone e Borsellino, è stata ferita gravemente e non potremo mai essere abbastanza riconoscenti di questo.

In onore del ventiseiesimo anniversario della sua morte, attraccherà a Palermo, la mattina del 23 maggio, la Nave della legalità, partita dal porto di Civitavecchia, con a bordo oltre mille studenti, per dire “no” a tutte le mafie ed alla criminalità organizzata.

 

Fonte foto: laSicilia.it

 

Prima di morire Falcone disse:

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

 

Sono passati 26 anni dalla sua morte e la mafia non è stata ancora del tutto debellata e colpisce il nostro Paese come un cancro, ma grazie a uomini come lui, la mafia è in regressione e forse arriveremo ad un giorno in cui essa sarà solo uno spiacevole ricordo lontano.

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