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Sport e Ramadan: storia di un rapporto complicato

Sport e Ramadan: storia di un rapporto complicato

Salah e Manè sono soltanto gli ultimi due atleti finiti nel vortice mediatico attorno al Ramadan.

Dopo 124 partite giocate, 371 gol segnati e 16 Paesi attraversati, la corsa alla Coppa dalle grandi orecchie si appresta a scrivere il capitolo finale: il prossimo 26 maggio, nella splendida cornice dello Stadio Olimpico di Kiev,  Real Madrid e Liverpool si daranno “battaglia” per la conquista del trofeo continentale più ambito.

Tra le file dei Reds si annoverano due giocatori devoti all’Islam, e come tutti sappiamo, c’è un mese all’anno in cui sono tenuti, come tutti i Musulmani, al digiuno completo: il Ramadan, terzo dei cinque pilastri della fede, vieta di mangiare e di assumere liquidi durante il giorno.

Fin qui tutto bene sennonché i due giocatori in questione sono Momo Salah e Manè, veri trascinatori in questa stagione con 19 gol in due in Champions League. Quest’anno il Ramadan, che non ha un mese fisso essendo legato al ciclo lunare, si celebra dal 15 Maggio al 14 Giugno e quindi i due campioni del Liverpool dovranno affrontare la finalissima contro i blancos senza bere e alimentarsi dall’alba al tramonto.

Nel mondo dello sport esistono centinaia di atleti musulmani, e quello di Salah e Manè è soltanto l’ultimo capitolo di una questione che si rinnova di anno in anno. Così, se dall’altra parte del Mondo, dove l’Islam è la religione principale e il piano di allenamento di tutti gli atleti subisce variazioni, in occidente facciamo ancora fatica ad accettare questa pratica.

UN DRAMMA PER GLI ALLENATORI.

Ricerche affermano che gli atleti che praticano il Ramadan, subiscono un deficit del 20% della performance sportiva. Nel 2009 Josè Mourinho, all’epoca allenatore dell’Inter, fece scalpore quando imputò al Ramadan le ragioni dello scarso rendimento del suo centrocampista, il ghanese convertito all’Islam Sulley Muntari.

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Sulley Muntari – Credit Foto: Sky Sport.

Si accese un’animata questione tra il portoghese e il mondo musulmano, tanto che lo Special One fu costretto, per calmare le acque, ad accusare i giornalisti di aver interpretato male le sue parole.

UNO STRAPPO ALLA REGOLA.

In realtà per gli atleti si può chiudere un occhio, e molte volte, sono intervenute figure di spicco dell’Islam a rilasciare il permesso di posticipare il periodo di digiuno alla fine dell’evento sportivo. È questo il caso della nazionale egiziana che, guidata proprio dallo stesso Salah, il prossimo 14 giugno volerà in Russia per disputare i Mondiali di calcio.  Prima ancora, un tale permesso era stato concesso a tutti i giocatori musulmani del Campionato tedesco. In quell’occasione intervenne proprio il Consiglio Centrale dei Musulmani tedesco e, con una nota, fece sapere che:

“ l’opinione di aderire rigorosamente al Ramadan senza considerare l’attività fisica professionistica è una posizione minoritaria che non rappresenta la totalità dell’Islam”.

Rimanendo in Germania, un ulteriore esempio di elasticità è rappresentato da Frank Ribery, attaccante francese del Bayern Monaco convertito all’Islam, che digiuna nel corso della settimana ma non nel week end in prossimità delle partite.

I FEDELISSIMI

Ma a quanto pare Salah sarebbe un fedelissimo del Ramadan e quindi, anche se potrebbe, non vorrà essere sollevato dai suoi doveri religiosi e vorrà affrontare la partita dell’anno avendo solo  53minuti per alimentarsi prima del fischio d’inizio. Sì perché secondo quanto riportato da Sport Mediaset, a Kiev si giocherà alle 20:45 ora italiana, ovvero quando in Ucraina saranno le 21:45. Inoltre quel giorno il sole tramonterà alle 20.52 ora ucraina, e quindi i due giocatori avrebbero a disposizione quel breve intervallo  prima dell’inizio della finale.

Non sapremo come andrà a finire questa storia, ma quello che sappiamo è che auguriamo a Salah, e soprattutto per lo spettacolo, che possa ripetere l’incredibile impresa di un altro atleta musulmano: Hakeem Olajuwon.

Agli appassionati di palla a spicchi questo nome non suonerà nuovo, e la sua storia ha dell’incredibile. Ci troviamo nel bel mezzo della stagione del Campionato Nba 1994/1995. Il numero uno assoluto del basket dell’epoca, Micheal Jordan, ha deciso di giocare, a seguito della morte del padre, e senza troppa fortuna, a baseball. Così il giocatore fisicamente, e tecnicamente, più dominante è il centro di origini nigeriane, e convertito all’Islam, che gioca con la maglia degli Houston Rockets.

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Credit foto: lagiornatasportiva.it

Come Salah, anche Olajuwon era un atleta ed un musulmano intransigente, e ancora oggi decide di mettere alla prova la sua fede trasferendosi in America nel mese del Ramadan. Nel 1995 il digiuno era previsto a Febbraio, mese decisivo per la lotta al miglior piazzamento in classifica in vista dei playoff.

Pur non assumendo liquidi e senza alimentarsi dall’alba al tramonto, il nigeriano di 213cm e 116 kg realizza – in 14 partite – 29.5 punti di media, 10 rimbalzi, 3.4 stoppate e 3.8 assist.  Non a caso venne soprannominato The Dream.

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