Make up, quello che le donne non dicono: guida n.1 per sopravvivere

Alex Rossi

Pratica guida alla sopravvivenza per giovani spasimanti

Uomini, sapevate che, nel mondo del make up, esistono due tipi di matite e che ognuno di questi aveva uno specifico temperamatite per poter essere limato?

Io no, ed ho fatto una c*****a enorme.

Tutto ebbe inizio in una tiepida mattina d’inizio estate. Le temperature ancora stentano a decollare e la pioggia ad intermittenza scandisce le giornate. Rientro in casa dopo ben dodici ore di turno di notte, e collo e schiena implorano pietà, consci che non passerà molto tempo prima di dover riprendere questa tortura cinese.

Al mio ingresso in casa, dovrei essere accompagnato dalla luce dei miei occhi e della mia vita, ma quello che mi si para davanti è un piccolo Antonio Razzi leggermente più alto e dotato di seno. La pasta antibaffo sta sulla mia compagna come la cioccolata sulle patatine fritte: uno schifo.

Ma è uno sforzo, un sacrificio. Il make up è necessario per entrare in ufficio con la speranza di poter essere apprezzata dal proprio capo.

Che schifo di mondo quello dove l’aspetto viene messo in secondo piano rispetto alle abilità.

In sintesi, mi ritrovo a girovagare per questo minuscolo appartamento alla ricerca di una superficie morbida dove potermi appoggiare per russare, mentre quella scheggia rossa impazzita corre da una parte all’altra della stanza.

– Amore, dammi una mano.

Quattro parole che dopo dodici ore farebbero accapponare la pelle a chiunque. Cerco di sforzarmi e di sorriderle, per infonderle il giusto coraggio per iniziare un’ennesima giornata d’inferno.

Ma certo amore mio, di cosa hai bisogno?
Mi servirebbe che tu temperassi quella matita con il pennellino in cima. Nulla di complicato, trovi un temperino dentro l’astuccio dei trucchi.

Faccio un cenno d’assenso, sentendomi un po’ come un bambino delle elementari al primo giorno di scuola. Le matite delle donne si temperano? Ecco perché non finiscono mai! E nonostante la loro rinomata durata, siamo sempre e comunque dietro a comprarne di nuove ogni weekend.
Non lo capirò mai, e onestamente non mi interessa farlo.

makeup
Fonte: pixabay

Faccio quello che mi è stato chiesto: prendo la matita con il particolare pennellino e inizio a temperarla, facendo cadere quelle scorie macchianti come le radiazioni all’interno della tazza del water.
Tempo di esecuzione: trenta secondi.
Compiaciuto, passo alla matita successiva, ed anche qua l’operazione si compie nel giro di una manciata di secondi. Inizio a prenderci passo e gusto, e chissà che questa mia improvvisa voglia di fare in campo make up non giovi all’umore della mia consorte.

Vado a prendere la quarta matita del plot ed è qua che si concretizza la tragedia. La fragile mina della matita si spezza e si incastra nel cilindro metallico del temperino.
Nel panico, cerco di rimediare all’errore disincastrando il corpo del reato e ripetendo l’operazione, ma il risultato si ripete, identico.

Potrebbe essere una mina spezzata” mi dico io, e appoggio delicatamente la matita nel beauty dei trucchi. Prendo un altro cilindretto di legno e mi appresto a ripetere nuovamente l’operazione, ma anche in questo caso l’effetto è lo stesso: colore spezzato e attacco di panico.

Non so se voi abbiate mai avuto a che fare con una donna furiosa perché avete rovinato il suo trucco. A riguardo, mi basta dire che la gabbia dei leoni è il posto più sicuro, che non c’è peggior guerra di quella combattuta in casa e che una volta, per aver fatto cadere accidentalmente uno smalto nuovo appena acquistato al 99 cent ho causato una crisi di pianto tale da far girare l’intera stazione di Voghera.

Sudore freddo, attacco di panico, principio di infarto. Il mio corpo non risponde più alle mie azioni e la mia cartella clinica cola a picco quando sento la mia piccola signora del monopoli appoggiarmi una mano sulla spalla.

Sono.
Nella.
Merda.

– Lo sai che stai usando un temperamatite sbagliato, perché i prodotti per le labbra e per gli occhi ne hanno due differenti?

Ah.
Nessuna reazione eccessiva, nessun cataclisma, soltanto la certezza che, per farti spendere soldi, le case di cosmetici ne inventano sempre una in più del diavolo. Addirittura il temperino apposito per ogni matita.

E in questo momento galleggiano nella tazza del wc almeno dieci euro di prodotti.

Miseriaccia.
Sospiro sconfortato, conscio di averla fatta grossa e franca nello stesso tempo. Evidentemente è in ritardo, e non ha tempo per i rimproveri, perché la vedo correre avanti e indietro per l’appartamento alla ricerca di chiavi, borse, appunti e chissà che altra diavoleria.
Sta per uscire dall’appartamento, ma io decido di salutarla a modo nostro prima di vederla scomparire verso le tremende fauci del mondo: con un tenero bacino sul naso.

Almeno non mi sono macchiato di rossetto. Appena messo sulle labbra, questo particolare strumento di make up è l’equivalente di un secchio di vernice rossa in bilico su una scala pericolante. Ed almeno ho preso uno dei pochi lembi di pelle che non abbiamo il sapore di qualche strano intruglio dei make up Lush. Aglio e miele o fichi d’india e capperi non sono proprio i miei gusti di gelato preferiti.

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