Il Real Madrid è la prima finalista di Champions League!

Al Santiago Bernabeu, le Merengues conquistano la terza finale consecutiva in quattro anni. Zidane da record: mai eliminato in Champions League nella sua carriera da allenatore. Per il Bayern pesa il gravissimo errore di Ulreich.

 

Stadio Santiago Bernabeu – Madrid, 01/05/2018.

In Scienze delle Costruzioni, la resilienza è la proprietà di un materiale che gli permette di assorbire un urto senza rompersi, e quindi, la capacità dello stesso di adattarsi al cambiamento; se il Real Madrid fosse un materiale, sarebbe di sicuro quello preferito dagli ingegneri. Nelle ultime tre partite di Champions League i blancos sono stati strapazzati, assediati e, a lunghi tratti, dominati dall’avversario, ma sono sempre rimasti compatti. Se la vittoria fosse data ai punti, forse gli uomini di Zidane sarebbero già stati eliminati ai Quarti di Finale con la Juventus, ma il calcio è un’altra storia ed ecco perché ci troviamo ora a parlare della terza finale consecutiva conquistata dai madrileni. Il Real ha un’incredibile capacità di soffrire, di resistere nei momenti di difficoltà e di capitalizzare al massimo le occasioni che le vengono concesse. Un Real che, nella doppia sfida con il Bayern, ha dimostrato di poter fare a meno anche dei gol del suo diamante più puro: Cristiano Ronaldo, spettatore non pagante anche al ritorno.

ELOGIO DELLA RESILIENZA. Così come successo una settimana fa in Baviera, sono gli uomini di Heynckes a passare in vantaggio con Kimmich bravo ad approfittare, dopo tre minuti di gioco, di un’esitazione di Sergio Ramos sul cross di Muller.

I tedeschi continuano ad attaccare prepotentemente con un folto numero di uomini, il Real sembra soffrire: è schiacciato nella sua area di rigore, ma nel bel mezzo della furia nemica, riesce a trovare un varco per colpire. Il pareggio arriva otto minuti dopo e al termine di un’azione corale. Su cross dalla sinistra di Marcelo, Benzema – l’uomo che come Zidane è un figlio della storia coloniale francese – si fa trovare pronto sul palo più lontano.

La partita è, come da tradizione, sempre molto viva: entrambe le squadre cercano il gol senza risparmiarsi e senza pensare troppo a fare calcoli. La grande occasione per il Bayern per pareggiare i conti arriva, alla mezz’ora di gioco, sui piedi di Lewandowski: Navas è reattivo nel respingere, la palla rimane ancora in gioco, Muller ci riprova di testa ma viene murato. Sulla respinta arriva prima di tutti Rodriguez che, da buona posizione, manda la palla in curva.

PRIMA, FURIA BAYERN… Mancano una manciata di secondi alla fine dei primi 45 minuti di un accesissimo primo tempo e il Bayern continua il suo moto perpetuo alla ricerca del vantaggio. Il numero 9 in maglia rossa si trova nell’area di rigore dei padroni di casa quando si vede smorzato con la mano – non proprio attaccata al corpo – un suo cross diretto per il compagno di reparto. Per il direttore di gara, il turco Cakir – tristemente noto ai tifosi juventini per aver arbitrato la finale di Berlino nel 2015 e la disfatta di Torino col Real di un mese fa – trattasi soltanto di calcio d’angolo.

…POI IL SUICIDIO. Alla ripresa dei secondi e decisivi 45 minuti di gioco, il Bayern Monaco confeziona un pacchetto regalo, un bonus omaggio offerto dalla casa: Tolisso, al fine di ricominciare l’azione, serve, con leggerezza e senza guardare, il proprio portiere. Nel frattempo Benzema fiuta qualcosa e rimane in lì. Ulreich si trova spiazzato dal retropassaggio del compagno ed è confuso sul da farsi: il risultato è una goffa caduta all’indietro che fa passare il pallone tra le gambe dell’estremo difensore tedesco. Benzema è bravo a rimanere in zona e non deve far altro che spingere la palla in rete: 2-1 Merengues.

I tedeschi si rialzano ancora una volta e riescono a trovare il gol che vale il 2-2 con James Rodriguez, il grande ex che – come annunciato alla vigilia – non esulta, sceneggiando addirittura un cenno di scuse.

Da questo momento in poi c’è solo il Bayern. Un vero e proprio assedio che dura fino al 96esimo minuto. Un’invasione seconda solo al bombardamento di Londra durante la Seconda Guerra Mondiale, con Zidane a fare la parte di Winston Churchill e il popolo madrileno che, al termine del lungo assedio, si lascia andare in urlo liberatorio.

Se nel secolo scorso il mondo del calcio si reggeva su un semplice assioma secondo il quale “il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vincono i tedeschi” oggi, dopo la terza finale consecutiva di Champions League in quattro anni, potremmo dire che “alla fine vince il Real”. 

 

 

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