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Cristiano Ronaldo da applausi: la Juve affonda 3-0

Cristiano Ronaldo da applausi: la Juve affonda 3-0

Un calciatore produce un’emozione che è identica a quella di un’artista.

Siamo al “Processo del lunedì”, storico programma di approfondimento sul campionato di serie A condotto da Aldo Biscardi. In studio si discute dei cospicui stipendi dei calciatori e un giovane Vittorio Sgarbi ammutolisce  tutti i presenti con una frase che racchiude tutto il senso dello sport.

E nella rovesciata di Cristiano Ronaldo ci sono tutte le qualità che fanno dell’atleta un artista. In quel gesto tecnico,simbolo del calcio romantico, c’è genialità, intuito, padronanza del proprio corpo, abilità, forza fisica.

Dopo un gol così non c’è più niente da dire. Neanche lo stesso Ronaldo riesce a crederci, e infatti aspetta qualche secondo per metabolizzare quanto è riuscito a fare prima di dare sfogo all’incontenibile gioia.

Dopo di ché la partita della Juve termina: Dybala si fa espellere per somma di ammonizioni e Marcelo infligge il terzo gol ai bianconeri.

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JUVE POCO CINICA
. Di questa partita rimarrà sicuramente il bel gesto di cultura sportiva, che sempre più di rado si vede negli stadi, da parte di tutto il pubblico di fede bianconera che, seppur con il cuore a pezzi, si alza in piedi ed applaude il più forte giocatore del Mondo.

Ma le aspettative alla vigilia erano ben altre. Nei confronti dei blancos c’era tutto il rispetto del caso, ma la fiducia e l’ottimismo nell’ambiente bianconero non mancavano. Di questa Juventus veniva sottolineata la sua capacità di reagire alle difficoltà – vedi Londra col Tottenham-  la ritrovata impermeabilità difensiva, e un po’ di sano di cinismo che le consentiva di portare a casa la partita pur non giocando bene. Questa sera nulla è andato nel senso giusto.  Il primo gol del numero 7 è arrivato dopo un errore difensivo: un suicidio lasciare Cr7 solo in area, e il secondo è nato da un pasticcio tra Chiellini e Buffon.

Il gol arriva troppo presto e nel corso del primo tempo la juve avrebbe anche diverse occasioni per pareggiarla, ma un pizzico di sfortuna nega questa gioia agli uomini di Allegri.

QUESTIONE DI ABITUDINE. Come a Cardiff la Juve gioca alla pari il primo tempo, ma a differenza della finale non riesce a trovare il pareggio che pure avrebbe meritato molto. Marotta si auspicava un risultato differente rispetto alla sfida di Giugno, ma lo scarto subito è lo stesso così come quel senso di superiorità che ha  lasciato tutti senza parole; che ha aiutato tutti ad ingoiare questo ennesimo boccone amaro fuori dai confini nazionali. Negli ultimi tempi si è discusso tanto dell’abitudine a vincere, è stata la chiave di lettura della vittoria bianconera contro il Tottenham. Ma ieri sera si è vista una squadra, ed un campione indiscutibile, nel suo habitat naturale. Ronaldo conosce la Champions come un leone conosce la sua savana. Scruta le prede, ne osserva i movimenti, ne studia le abitudini ed i punti deboli. E quando arriva il momento giusto, attacca. Higuain e compagni appaiono pericolosi ogni volta che si avvicinano in area di rigore. Il Real, dopo il vantaggio, sembra gestire il risultato e colpisce il contropiede ogni volta che può. La differenza a centrocampo si nota molto nella costruzione del gioco: Kroos, Modric e Isco sono di un altro livello rispetto ai pari ruolo bianconeri.  Gli uomini di Zidane ricamano gioco, accarezzano la palla e quando c’è da sporcarsi le mani non si fanno problemi. i bianconeri non sfigurano, ma la superiorità degli avversari è talmente evidente che tutti gli sforzi sembrano vani.

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Il calcio spesso sa regalare emozioni inaspettate. La storia dello sport  in generale è piena di imprese sportive di atleti che sembravano già sconfitti, ma che poi hanno saputo ribaltare il risultato a proprio favore. Al Bernabeu serviranno 4 gol, senza subirne, per passare il turno. Ad oggi un risultato del genere sembra quasi impossibile, seppur la difesa dei blancos non è apparsa imperforabile, e al ritorno non potrà contare sull’esperienza di Sergio Ramos.

Ad Allegri non resta altro che rituffarsi nel campionato e chiudere i conti per il settimo scudetto di fila, risultato che proietterebbe questa società nella storia del calcio mondiale.

 

 

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