Pasqua, Napoli vieta la vendita di agnelli e capretti nelle macellerie

La tradizionale (e macabra) usanza di aumentare la vendita di agnelli e capretti per Pasqua è stata vietata nel Comune di Napoli.

“Se i muri dei macelli fossero trasparenti, diventeremmo tutti vegetariani“.

Roberta Gaeta, assessore alle Politiche Sociali con delega alla Tutela della Salute e degli Animali del Comune di Napoli, ha firmato un’ordinanza nella quale vieta “l’esposizione di ovini, caprini e altri animali”. Così, in occasione della Pasqua, le macellerie non avranno il permesso di esporre al pubblico gli animali macellati, che dovranno essere conservati nelle celle frigoriferi.

La decisione è stata presa in quanto l’interesse e la sensibilità nei confronti dei nostri amici a quattro zampe (di tutte le specie) sono notevolmente aumentati; e che lo spettacolo raccapricciante di vedere agnelli e capretti scuoiati appesi a testa in giù è doloroso specialmente per i più piccoli.

La svolta da parte del Comune partenopeo per Pasqua però non rende contenti gli animalisti. Questi infatti non appaiono comunque soddisfatti della novità poiché sarà semplicemente un “nascondere” al pubblico le carcasse degli animali costretti a subire la macellazione di massa per l’evento religioso.

Sono ancora molti coloro che continuano a chiedere di eliminare questa pratica culturale alla quale si ricorre ogni anno a Pasqua.
In risposta, il Comune spiega che:

“Non si vuole nascondere questi animali, è solo un primo passo per una modifica della civiltà”.

A Pasqua 2018 si consumerà meno agnello

Oltre alla decisione presa dal Comune di Napoli, secondo il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e la Tutela dei Diritti di Utenti e Consumatori) gli italiani consumeranno meno agnello durante il tradizionale pranzo pasquale. Quest’anno infatti ci sarà una diminuzione del 10% nonostante anche i prezzi per questo tipo di carne siano calati del 5% rispetto al 2017.
Almeno su questo coloro che sono contro questa pratica culturale potranno essere soddisfatti poiché saranno consumate meno di 5mila tonnellate di agnello. Le famiglie italiane infatti preferiscono sostituire la carne di pecora con pollo, tacchino e maiale.

L’era della carne. Quando eravamo tutti vegetariani, ma nessuno lo diceva

Quella della macellazione intensiva dell’agnello per l’evento pasquale è indubbiamente inutile e dolorosa. Una volta, mangiare carne era un lusso e la si consumava una o due volte al mese. Non si buttava via nulla (Gallina vecchia fa buon brodo) e non c’era bisogno di affermare di essere vegetariani, perché lo eravamo tutti.
Oggi invece ci sono un consumo e uno spreco fin troppo eccessivi di carne, specialmente durante le occasioni di feste religiose, basti pensare alla Pasqua, al Natale e al Giorno del Ringraziamento in Canada e negli USA.
Anche Papa Francesco si è espresso sull’argomento, affermando che “È un rito non necessario in una società, […] già impregnata di violenza e di morte. Serve soltanto a soddisfare gli interessi dell’industria alimentare.”