23 Ottobre 2020

Arte: ricordiamo la classica, accogliamo la moderna

L’arte è un concetto astratto il cui significato è in costante evoluzione perciò è difficile definire con precisione cosa possa essere considerato tale.

Riflettendo sull’arte la maggior parte di noi penserebbe subito alle ballerine di Degas, alla Pietà di Michelangelo, pezzi della storia dell’omo che possono rappresentare a pieno una delle facce dell’arte, quella più pura, quella più irriproducibile.

La riproducibilità sminuisce il valore dell’opera?

Proprio sul concetto di “riproducibilità” Walter Benjamin scrisse il saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”; egli afferma che l’essenza dell’opera d’arte derivi dall’hinc et nunc che possiede solamente l’opera originale.

Se pensiamo all’arte passata non possiamo che concordare con le sue affermazioni: “La notte stellata” deve parte del suo splendore proprio alla sua autenticità, ogni riproduzione per quanto fedele non sarà altro che la riproposizione di un’immagine già vista.

L’opera originale mantiene i valori del tempo in cui è stata prodotta e li rappresenta a livelli superlativi. Porta con se le emozioni autentiche e le idee dell’artista; prende la realtà, la capovolge, la plasma e la dipinge in tutte le sue sfumature più particolari.

È vero, quindi, ciò che Benjamin afferma, almeno per quanto riguarda le opere passate. Il discorso si complica quando si parla di arte contemporanea.

Il saggio citato voleva criticare le nuove forme d’arte, come fotografia e cinema, sminuendole nei confronti dell’arte classica. Nel ragionamento del critico vengono ben messe in luce le differenze tra i tipi di opere, ma vi è un problema di fondo: l’arte si evolve nel tempo e rimanere attaccati a quella antica non ci permette di inquadrare bene le opere contemporanee nella loro essenza.

Il fatto che uno Stradivari sia irriproducibile non compromette la musica moderna nei suoi valori.

Antico contro nuovo.

Quando si parla di arte moderna, però, ci si trova immersi in un tempestoso oceano di opere. La tecnologia ci propone, tra le altre cose, nuovi metodi di rappresentare il mondo attorno a noi.

Ci troviamo in presenza di nuovi settori che spaziano dalla cinematografia alla grafica, dividendo l’opinione in due.

Una massa di persone considera le nuove produzioni evoluzioni significative dell’arte e le eleva sopra le ormai obsolete poesie di Leopardi. Una seconda massa, altrettanto eterogenea, si compone di individui con radici fitte e profonde che non accettano le nuove tecnologie artistiche e le sminuiscono a forme di intrattenimento.

Ciò di cui molti non si rendono conto è l’importanza che assume l’arte moderna, ovvero quella sviluppata con le nuove tecnologie. Non tutti i film possono essere considerati opere d’arte, allo stesso modo nel quale non tutti gli scarabocchi vengono esposti nelle gallerie.

Criticare pesantemente canzoni commerciali non sminuisce il valore di quelle che sono vere e proprie forme d’arte, ovvero che contengono un sentimento reale.

Il progresso non ci deve spaventare

Troppe volte, parlando di una nuova forma di rappresentazione della realtà, ovvero l’animazione, ci si aggrappa ad ideali antichi, si bolla questo settore come mero intrattenimento senza considerare la cultura che può nascondersi dietro ogni singolo frame.

Il fatto che sempre nuovi strumenti di produzione e riproduzione vengano impiegati nella produzione artistica non può essere considerato negativo.

Queste nuove tecnologie non imbruttiscono l’arte, la elevano a stati nuovi e mai visti. Forse è proprio l’aria di novità a spaventarci tanto, ma se ci pensiamo bene l’arte è sempre stata uno dei cavalli che traina il carro del progresso. Ha anticipato culture, anzi, le ha condizionate.

“Non si può capire la musica senza capire la società; ma soprattutto, non si può capire la società senza capire la musica” arguì in un meraviglioso pensiero Franco Fabbri ne “Il suono in cui viviamo”. È naturale chiedersi se, effettivamente, abbia senso rimanere aggrappati alla “Cavalcata delle Valchirie” mentre presente e futuro sono scanditi dalle note Pop-Punk o addirittura dai Remix dei Dj più famosi.

Arte moderna: giusta espressione del mondo moderno.

Sono il primo ad affermare che avere un occhio rivolto al passato è utile in qualsiasi ambito, quello artistico in particolare, ma il rifiuto dell’arte moderna in quanto tale è un atteggiamento infondato ed ingenuo.

Paul Valery nel 1928 affermò che le nuove “immagini visive ed uditive” svaniranno in un gesto. Partendo dal presupposto che questo non vale per tutte le forme di arte moderna, ma si riferisce alla cinematografia, credo che il concetto di “sparizione” debba farci riflettere.

Le immagini che scorrono a frequenze che l’occhio non può individuare e che compongono un film sicuramente spariscono un attimo dopo, questo se si parla di “scomparsa” come mero fenomeno fisico.

Se parliamo di arte parliamo di emozioni e non si può abbassare un film ad una serie di fotogrammi quando moltissimi film ci suscitano sentimenti reali. Alcuni di essi raggiungono importanze critiche, informative e culturali mai viste.

Le nuove tecnologie per lo sviluppano l’arte in modo ampio e possono rappresentare il mondo con una potenza allucinate.

Shelter e le emozioni del nuovo secolo.

Qualità di grafica all’avanguardia ed effetti audiovisivi eccellenti vengono uniti a studi di regia e fotografia per la creazione di veri e propri fenomeni di massa. Proprio così nel 2016 nacque “Shelter”, un video musicale che, secondo una massa non trascurabile di individui, potrebbe essere l’aprifila di una nuova frontiera dell’arte.

Abbandoniamo i pennelli e le tavole, questa è un’arte le cui pagine non ingialliranno mai poichè sarà sempre al passo col tempo.

Tutto ciò che rappresenta emozioni reali deve essere considerato arte, in qualsiasi forma questo accada, ma il terrore della solitudine, il fascino ammaliante e spaventoso dello spazio e la fiducia, non cieca, nel progresso che caratterizzano il nostro periodo hanno molto più valore se rappresentate con le “armi” contemporanee.

È giusto sfruttare al massimo le nuove forme di produzione artistica poichè esse danno un volto autentico alle opere dei giorni nostri. Esse sono in grado di contestualizzare i sentimenti che trasmettono nel preciso momento storico del ventunesimo secolo.

Benjamin non sbaglia quando afferma che l’autentico di un quadro non può essere riprodotto, ma la nuova frontiera dell’arte non riproduce soltanto idee già incontrate, ma ne propone sempre di nuove.

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