La nuova era della Margherita Gourmet.

Alex Rossi

Dal 1994 ad oggi, le cose sono decisamente cambiate. È bastato appena un quarto di secolo (che per gli storici, lo assicuro, è un attimo) ad avere un aumento dei prezzi del 500%. Da 3.500 lire, infatti, il conto della nostra amata Margherita è salito a 15.000, coperto o consegna inclusi, bibita solo se si chiama il kebabbaro.

15 000 lire di Margherita

Chiunque, negli ultimi anni, si è reso conto di quanto il conto della vita sia diventato salato. Spese alimentari e non, serate passate nei locali e uscite tra amici sono diventati un lusso per pochi, mentre la soglia di povertà si è innalzata sino ad includere il 25% degli italiani. Una famiglia povera su quattro: non accadeva dal 1989.
In particolare, ad aver subito il maggior aumento dei prezzi sono proprio i locali più rappresentativi del nostro bel paese. Le pizzerie, per come le ricordo io, un tempo erano un luogo di aggregazione, stracolme dal lunedì alla domenica, con gente che entrava ed usciva alla stessa velocità con cui, oggi, i precari entrano ed escono dai colloqui.
Il costo medio di una Margherita, la regina di tutte le pizze, era di 3.500 lire e, come canta Pezzali, “con un deca” la serata era risolta. Dal 1994 ad oggi, le cose sono decisamente cambiate. È bastato appena un quarto di secolo (che per gli storici, lo assicuro, è un attimo) ad avere un aumento dei prezzi del 500%.
Da 3.500 lire, infatti, il conto della nostra amata Margherita è salito a 15.000, coperto o consegna inclusi, bibita solo se si chiama il kebabbaro.

Ricordi di un’infanzia dorata

Non so dire di preciso se la mia fosse una famiglia benestante o meno, ma sono assolutamente certo che la pizza il sabato sera sia stata una certezza quanto lo è la cartella di Equitalia per i morosi.
Si trascorrevano ore seduti al tavolo, in famiglia o con gli amici, a raccontarsi le avventure di una settimana passata tra motori o pratiche, a commentare l’ennesima vittoria della propria squadra del cuore o ad esaltare il campionato più bello del mondo (chiedere alla “leva calcistica del ’68” per credere). E, posso assicurarvelo, se il prezzo della margherita fosse stato 15.000 lire, la suddetta pietanza sarebbe volata per direttissima in testa al cameriere. Un prezzo, per l’epoca, folle. che solamente il magnaccia o il Berlusconi di turno sarebbe stato disposto a sborsare senza alcuna polemica.
Con quindicimila lire ci si portava fuori la morosa al ristorante, era la benzina della vespa per tutto il mese, era l’acconto perfetto per l’intera discografia di David Bowie.
Con quindici mila lire, un ragazzo di vent’anni, uno di noi, aveva praticamente il mondo nella propria mano.
Oggi, invece, 7,50 sono il prezzo medio di una Margherita a domicilio, perché, si sa, con una sola pizza consegnata il costo della consegna aumenta.

Università, kebabbaro e pizza

A 24 anni di distanza dal 1994, le cose sono decisamente cambiate, tristemente in peggio. La pizza, che era il cibo del popolo, è diventato quasi un lusso per pochi eletti. Per giustificare l’enorme aumento dei prezzi, il popolo italico si è fatto infarcire di vocaboli francofoni e sigle vuote, da “gourmet” a “DOP”, passando per “DOC”, “IGP” e chi più ne ha, più ne metta.
Quello che una volta era un simbolo di cultura, “DOC”, oggi è una mozzarella di bufala tirata in testa, con tanto di acqua di conservazione e sacchetto, al consumatore, “costretto” a sborsare prezzi esorbitanti per una qualità relativa o dubbia.
Paradossalmente, ed ora parlo a livello meramente personale, la miglior pizza mai mangiata è stata quella del kebabbaro sotto casa a Bologna. Con 5 euro erano incluse le farciture illimitate e la bibita, con sette ti portavi a casa pure le patatine.
E alla faccia del gourmet, era pure buona.

E poi c’è Carlo Cracco

La notizia che ha fatto scalpore in questi giorni, e che ha ispirato un buon 50% di questo articolo, è stata la Margherita proposta da Carlo Cracco nel proprio ristorante. Sedici euro, ben trentaduemila lire, per una focaccia di farina, acqua e lievito sporcata di pomodoro e mozzarella cruda.
Ora, non sarò io a giudicare la qualità di tale prodotto, poiché le mie tasche, al massimo, possono permettersi il succitato kebabbaro, ma sedici euro di Margherita paiono veramente uno sputo in faccia alla povertà, in barba all’impasto multicereale e alla mozzarella che non è nemmeno fior di latte.
Di stellato, alla fine, pare esserci solamente il conto.

Fonti immagini
MotionElements
Giornale di Sicilia

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