Un make-up che stende: le tinte di guerra maschili

Un make-up che stende: le tinte di guerra maschili

Chi ha detto che il make-up è riservato solo alle donne?

Siamo soliti ad immaginare gli scenari di guerra come luoghi tragici al confine tra la vita e la morte, dove sangue e pallottole scorrono in egual misura. Questo è lo scenario a cui Hollywood ci ha abituati, passando da “Corri Forrest, corri!” a “Palla di Lardo, forse abbiamo trovato qualcosa che sai fare davvero bene!”.

Scene cult di film intramontabili entrati nella mente e nel cuore degli spettatori, dove gli uomini sono tali e combattono per sé stessi e per la patria.Tutto molto romanticamente americano e novecentesco, ma fino a qualche secolo fa, la guerra non veniva vista in questo modo.

Questa nuova visione della battaglia è dovuta, chiaramente, al terrificante impatto psicologico che hanno avuto le due grandi guerre nei confronti dei milioni di europei che hanno perso la propria casa e larga parte della propria famiglia, a genocidi di massa e cinquantanni di costanti minacce atomiche tra le due grandi superpotenze: USA e URSS.

Circa millecinquecento anni fa le cose andavano in maniera parecchio diversa: combattere in guerra era considerato il più grande degli onori, e ogni caduto per la patria non si perdeva in una macchia indistinta di cadaveri, ma veniva ricordato ed elogiato da intere caste per generazioni come un eroe.

Questi guerrieri, infatti, nonostante si distaccassero parecchio da un altro ideale di cavaliere a cui siamo abituati, quello cortese cinquecentesco o impavido del ciclo della tavola rotonda, erano soliti scendere in battaglia in armatura o con il proprio abito migliore, in quanto la battaglia era considerata una prova che solo i veri uomini avrebbero potuto affrontare.

E così gli uomini, anziché tramutarsi bruti assassini dotati di armi feroci e cavallo nero, si truccavano il volto, decorandosi in maniera dignitosa, pronti per incontrare, eventualmente, l’Altissimo. Questa tradizione è antica quanto il mondo, e trova le proprie origini sia nelle battaglie pre-epoca romana, sia in America latina che in Europa.

Quindi, per chi se lo stesse chiedendo, si: una volta gli uomini si truccavano. Sfruttavano il make-up esattamente come le gentil donzelle per andare in guerra.

Gli indiani d’America e l’incontro con il Grande Spirito.

Le popolazioni nomadi americane sono tra gli esempi più famosi di guerrieri che erano soliti truccarsi prima della battaglia.

Le tinture, composte principalmente di estratti di erbe, erano nelle dotazioni base di qualsiasi combattente pronto ad affrontare la battaglia.

Le tinture, per come venivano concepite, erano ornamenti e simbolo di grande eleganza e compostezza, e venivano utilizzate come rito propiziatorio per celebrare la volontà del Grande Spirito, ovvero il Padrone della Vita. Riti di pacificazione e battaglie si alternavano con i colori.

Decisamente più affascinanti e virili dei make-up odierni. Non trovate?


Infatti, ad esempio, il nome dei Pellerossa deriva proprio dall’utilizzo di questo particolare tipo di pitture durante le battaglie.

Scozzesi, ma non in stile Braveheart

Tornando a far riferimento al mondo che ruota attorno al pianeta Hollywood, possiamo andare ad analizzare un’altra popolazione che utilizzava la pittura in battaglia: si tratta infatti degli scozzesi, ma non quelli guidati da William Wallace, il grande eroe interpretato magistralmente da Mel Gibson. Nulla a che vedere, infatti, ha la realtà con gli esperti di make-up di Hollywood.

Nonostante il film sia un meraviglioso tributo alle gesta di questo condottiero, sono parecchie le inesattezze da esso presentate sotto il punto di vista storiografico, sia per quanto riguarda i personaggi chiamati in causa, sia per quanto concerne alle battaglie messe in atto.

guerra

Ma l’inesattezza più palese è proprio quella che entrata maggiormente nel cuore degli spettatori: il volto pitturato, infatti, non era una caratteristica tipica di queste popolazioni, ma tale tradizione apparteneva ai Pitti, un popolo coevo dei romani che abitò le Highlands ben mille anni prima di William Wallace.

Le popolazioni celtiche

Siamo abituati a pensare ai celti come popolazioni prettamente nomadi vissute e fiorite nel millennio antecedente alla nascita di Cristo. Li conosciamo principalmente, nella modernità, per le culture esoteriche, tornate di moda soprattutto negli ultimi anni. In realtà, per il loro tempo, i celti erano una popolazione particolarmente avanzata, che accoglieva a braccia aperte usi e costumi di altre popolazioni ed esportavano i loro nei popoli che si trovavano ad incontrare.

Ben più barbari erano i loro combattimenti: infatti, nonostante fossero un popolo all’avanguardia per l’epoca, erano soliti combattere completamente nudi, dotati solo delle loro tipiche spade celtiche, armi tecnologicamente avanzate e molto duttili. Il corpo, e il volto in particolare, era ricoperto di varie pitture utilizzate per mettere in relazione il guerriero con gli Dei.

Le popolazioni mesoamericane

Queste genti sono tra i migliori esempi di make-up da battaglia che vi possano essere.

Infine, arriviamo al clou di questa analisi: le popolazioni mesoamericane, infatti, erano tra i popoli più bellicosi della loro intera epoca. Gli studi, hanno smentito la teoria secondo cui queste civiltà fossero molto più dedite alla matematica ed all’astronomia, mostrando il loro lato battagliero e religioso.

Questi, infatti, erano i due aspetti più importanti della cultura mesoamericana, ed i guerrieri, per i riti religiosi e le battaglie, erano soliti confezionare abiti meravigliosi, ricchi di piume e colori. Naturalmente non erano esenti le pitture, che ricoprivano i volti dei guerrieri pronti alla guerra.

Come abbiamo potuto evincere, dunque, il trucco non è una pratica riservata solo alle signore. Sin dall’antichità gli uomini hanno sfruttato le pitture per decorare il proprio corpo in vista di riti religiosi o guerre.

Le motivazioni che portavano a questi make up erano i più disparati, ma l’uso di questi decori era comune a svariate popolazioni, sparse per tutto il globo. Il retaggio culturale per cui il trucco sia un ambito prettamente femminile è, dunque, un’invenzione della modernità.

Ringraziamo dunque la società contemporanea per questo ennesimo stereotipo, quando si dovrebbe vivere in completa armonia e libertà, con sé stessi ed i propri trucchi.

Pubblicato da Alex Rossi

Nato con i piedi storti, questo ragazzo ha iniziato ad approcciarsi al giornalismo per colmare la distanza tra sé stesso ed il campo da calcio. Crescendo, ha capito che il mondo è una tavolozza, e ci sono colori molto più belli da descrivere o raccontare.

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