I migranti e l’ immigrazione: le colpe del mondo occidentale

Articolo di Milena Vitucci

“Uno spartiacque tra migranti e social networks”

Parliamo di migranti.

La colpa più grande che si tende generalmente ad attribuire all’Occidente, è quella di aver trasformato la pratica del colonialismo in superiorità economica, sociale, culturale rispetto al resto del mondo.

Con il passare del tempo, quindi, molti popoli si sono impoveriti a spese di altri, ed hanno cominciato a riporre le loro speranze verso nuovi orizzonti possibili di permanenza, per  raggiungere condizioni di vita migliori.

A gruppi o singolarmente, i migranti abbandonano il loro luogo natio, affidandosi al mare ed affrontando lunghi viaggi in barconi che, spesso, non bastano mai a contenerli.

I legami familiari tendono, quindi, a spezzarsi, come le vite stesse, poiché non tutti (soprattutto le donne, gli anziani ed i bambini) riescono a superare le difficoltà che incontrano durante le traversate.

Dai dati dell’Eurobarometro, secondo il 49% degli italiani, l’immigrazione è il primo problema da affrontare in ambito europeo, assieme all’emergenza terrorismo.

Analizzando i dati ISPI, poi, risulta essere sempre più in aumento la sensazione di angoscia e di odio verso l’“altro”, considerato diverso rispetto all’uomo occidentale.

Il binomio terrorismo-flussi migratori, quindi, ha risvegliato in vari paesi europei – e non solo – un atteggiamento di chiusura verso i migranti.

Spesso considerati come responsabili dell’insicurezza e delle difficoltà che si respirano all’interno dei confini nazionali.

Da qui, la volontà di riaffermare le proprie radici etniche e storiche, emarginando il più possibile quegli elementi considerati estranei rispetto al proprio patrimonio sociale e culturale.

In molti avevano pensato che l’Europa potesse assurgere a nuova leader del “mondo libero”,in merito alle questioni ed alle sfide poste dalle migrazioni stesse.

Ma il democratico sistema europeo ha cercato e sta cercando in tutti i modi di diventare sempre più difficile da raggiungere.

Viene, allora, dunque da chiedersi: può l’Europa continuare ad adottare queste politiche senza compromettere per sempre la sua essenza?

E’ possibile pensare ad un nuovo modello di società dove il “diverso” non sia qualcosa da cui difendersi, ma parte integrante della propria costituzione?

Infine, con l’avvento del web e dei social network, oggi si parla ormai quotidianamente di migranti e immigrazione.

Tuttavia, molte volte, la veridicità delle informazioni non è adeguatamente corretta.

Infatti c’è una tendenza, svilente, a generalizzarne la tematica, con conseguenti cadute nel vittimismo e nel buonismo, ma soprattutto nel razzismo.

La voce del migrante, è quella più difficile da ascoltare, perché sovrastata da quelle più forti.

Ma le cause sono da rintracciare veramente nei social? O si tratta di un effetto dell’immagine che il mondo occidentale vuole appositamente veicolare?

L’opinione pubblica, di rimando, sembra destinata a rimanere confusa ed ancorata ad idee faziose.

Scevra da qualsiasi volontà di prendere veramente in esame la questione con un minimo di senso critico.

http://thesubmarine.it/2018/02/27/tutta-la-malafede-dei-programmi-politici-sullimmigrazione/