Giacomo Costantino Beltrami

Giacomo Costantino Beltrami

Gli anni stanziali

L’ottocento: un’epoca di grandi tensioni ideali, di crescita tecnologica e di grandi esplorazioni. Giacomo Beltrami riassume tutti gli elementi salienti del suo tempo, al punto che verrebbe da pensare che la sua pelle sia intessuta con i giorni e gli anni di quel secolo.

Nacque a Bergamo, nel 1779, da una famiglia minore dell’aristocrazia locale. Di lui non si hanno notizie certe per tutta l’infanzia e la giovinezza. Sembra quasi apparire dal nulla, quel giorno di marzo del 1797 in cui un manipolo di nobili, appoggiati dalle baionette francesi, proclamano la Repubblica Bergamasca. Ha diciotto anni, è uno dei tanti giovani italiani sedotti dalle idee di libertà d’oltralpe e come tanti di loro (Foscolo su tutti) si arruola nell’esercito di Napoleone.

La storia è nota: le prime vittorie, il “tradimento” del Bonaparte a Campoformio, la reazione che spazza via le repubbliche italiane, il ritorno dei francesi e l’instaurazione del Regno d’Italia. Beltrami vive tutte queste fasi con una costanza ammirevole. La sua fede nel generale corso non vacilla mai, neppure nelle ore successive alla cessione di Venezia all’Austria.

Pertanto, dopo essersi laureato in giurisprudenza, fa carriera: in breve diviene un giurista del Regno. E’ in questa veste che giunge per la prima volta a Filottrano, in provincia di Ancona, nell’ex Stato Pontificio. Il posto gli piace: acquista terra ed un palazzo, elegge quella località a nuova casa. Non che manchino i viaggi: in quegli anni si sposta spesso in tutta la penisola, soprattutto a Firenze. Proprio nel capoluogo toscano conosce Giulia Medici Spada, che è moglie del conte di Macerata. I due si innamorano. Non si sa se la relazione si sia mai realmente consumata, ma il sentimento è evidente dalla tenerezza che traspare nel loro fitto epistolario.

Il 1815 sorprende il nostro ormai trentaseienne. Sebbene non vecchio, Giacomo appare come un uomo maturo, stabile e possidente. Senza saperlo, egli è quasi a metà della propria vita. Ma i quarant’anni che gli restano da vivere sono quelli più intensi.

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