Giornata Internazionale per la Totale Abolizione delle Armi Nucleari.

Ieri, 26 settembre, ricorse la Giornata Internazionale per la Totale Abolizione delle Armi Nucleari. Istituita dall’ONU nel 2014, con l’intenzione di rafforzare “la consapevolezza pubblica ed informare sulla minaccia per l’umanità rappresentata dalle armi nucleari e la necessità che vengano totalmente eliminate; e inoltre mobilitare e sostenere gli sforzi internazionali verso la realizzazione dell’obiettivo comune di un mondo libero da armi nucleari”.

Qualche considerazione pragmatica.

La scelta della data cadde sulla ricorrenza della notte più lunga della vita del colonnello Petrov. Costui fu un ufficiale sovietico che, nel 1983, si trovò di fronte ad una grave crisi missilistica: i sensori del suo computer segnalarono un attacco in corso da parte degli americani.

Con l’intero Alto Comando addormentato e pochi minuti per decidere il da farsi, egli riuscì a comprendere che l’intera questione era causata da un errore dell’apparecchio. Decise quindi giustamente di non reagire lanciando i razzi sovietici su Washington.

Detta circostanza fu scelta appunto per sottolineare che, con larga diffusione di armi atomiche, l’apocalisse potrebbe essere causato anche solo da un incidente.

Argomentazione convincente, ma che non tiene conto di alcuni elementi:

1) IL POTENZIALE DELLE ARMI convenzionali è AUMENTATO, RISPETTO AL PASSATO.

Come ha dimostrato la bomba ADE (così battezzata dai piloti che l’avevano usata dove averne visti gli effetti) sganciata dagli Stati Uniti nel 1991 contro le truppe irakene che si ritiravano dal Kuwait, ormai gli ordigni non nucleari hanno comunque un potenziale devastante. La foto del soldato di Saddam Hussein che fu trovato con il viso fuso con il proprio blindato è eloquente. Soprattutto considerando che egli era posizionato a centinaia di metri dall’esplosione.

2) IL DETERRENTE NUCLEARE: MINACCIA O SALVEZZA?

Si ricordi il surreale dialogo tra Kennedy e Krusciov ai tempi della crisi di Cuba. Il presidente USA asserì minaccioso di “aver armi nucleari sufficienti per distruggervi trenta volte”. Al che ill segretario del PCUS rispose, serafico, “Noi ne abbiamo per distruggervi solo una volta, ma è quello che ci serve”.

Qui si coglie il punto: il deterrente nucleare è ciò che ha impedito che la Guerra Fredda divenisse calda. I governanti avevano preso sul serio le parole di Einstein sulla terza e quarta guerra mondiale e non osarono varcare il confine ultimo.

3) IL DETERRENTE NUCLEARE COME BALUARDO DELL’INDIPENDENZA DEI POPOLI.

Nel corso dell’ultimo secolo, il possesso di armi atomiche è stato l’unico baluardo dietro cui poterono trincerarsi vari paesi per mantenere la propria indipendenza sostanziale. Se oggi lo fanno Corea del Nord e Iran, ricordiamoci che ieri toccò alla Francia gaullista e ad Israele (anche se ufficialmente non è mai stato ammesso). Gli Stati Uniti (o la Russia, o la Cina) senza atomica sarebbero comunque una superpotenza. La Corea del Nord no. E, al di là di cosa si pensi della Repubblica Popolare e del suo leader, il diritto all’indipendenza vale per tutti. Metaforicamente, finchè i nobili furono guerrieri, il re restò un primum inter pares. Quando questi appesero le armi sopra il camino di famiglia, si sviluppò l’assolutismo e l’arbitrio divenne sistematico.

4) L’INIQUITà DEL TNP.

Il Trattato di Non Proleferizione Nucleare (1970), che vieta ai paesi non atomici di diventarlo, è tra i principali motivi dell’egemonia globale americana di inizio millennio. E si è visto come ne è uscito il mediorente.

Rispetto al punto 2, si obietterà che, come in ogni fase della storia della strategia, ad un momento in cui i meccanismi di difesa risultano particolarmente efficienti potrebbe seguire un periodo in cui uno squilibrio tecnologico renda possibile per uno dei contendenti attaccare impunemente l’altro. Ciò è, ovviamente, possibile. È anche uno dei motivi per cui Putin si scagliò contro il progetto di espansione della UE e della NATO verso est, nel decennio scorso. L’ipotesi, per ora mai realizzata, di uno scudo antimissilistico posizionato in Polonia che permettesse agli occidentali di minacciare unilateralmente la Russia, lo infastidiva alquanto.

Tuttavia, ad ora, le condizioni di un simile scenario non ci sono.

Considerazioni di ordine spirituale.

Quanto sopra ha, ovviamente, una natura pragmatica: nessuno potrebbe difendere le armi nucleari in quanto tali.

Tuttavia, esse sono solo un aspetto dell’umano che supera l’Uomo: ipertecnicismo della nostra epoca supera le potenzialità della nostra specie e si ritorce contro di noi.

Non intendo teorizzare un apocalisse causato dalla ribellione delle macchine. Parlo di una questione morale e spirituale. Nell’antichità tutto era sacralizzato. Anche l’omicidio e la guerra. La vita fisica era meno importante della Vita in senso completo. Dopotutto, c’è un motivo se Freud arrivò a parlare di Thanatos. In Occidente per essere asceti bisognava essere guerrieri (si pensi ai cresimati, cui l’imposizione dello Spirito Santo comporta l’obbligo di essere milites Christi). Chi non conosceva la guerra non poteva innalzarsi ad un piano più alto dell’esistenza. Questo valeva sia in senso pagano, di eroismo nobilitante, sia in quello cristiano, di rifiuto della violenza. Non a caso tra i Santi dei primi secoli moltissimi furono soldati.

Per comprendere l’importanza dell’ars bellica nella storia umana Durschmeid sottolinea che, dei circa 3500 anni documentati, sono poco più di duecento quelli trascorsi senza nemmeno un conflitto.

La nuvola a forma di fungo ha definitivamente chiuso quella fase. Come suggerisce un noto inviato di guerra austriaco, “Al vecchio proverbio si potrebbe sostituire lo slogan ”. La teknè allontana l’uomo dalla Vita, compiendo olocausti senza dei a cui dedicarli, che non hanno funzioni spirituali e che non causano consapevolezze profonde.

E dunque?

Le armi nucleari, come l’economia dei servizi e l’ipertecnicismo eunuchizzante (in quanto riduce il contatto con il non-umano, e l’ignoranza porta sempre alla deresponsabilizzazione) aprono una nuova fase nell’esistenza dei figli di Adamo.

E’ possibile che tale processo ci porti all’autodistruzione. Di sicuro ci priva della possibilità di una completezza esistenziale. Tuttavia, esso è irreversibile: abolire gli ordigni atomici è l’estrema punta dell’iceberg e potrebbe essere del tutto inutile a livello concreto.

E, dunque, si apprezzi almeno questo: un mondo vuoto spiritualmente ma pieno di missili potrebbe essere, paradossalmente, più pacifico.

Muoia sansone con tutti i filistei.

Il che dimostra che la pace a tutti i costi può essere un’enorme fregatura.