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Università: PRATICA o TEORIA?

Università: PRATICA o TEORIA?

Ero iscritto all’Università della mia città, Bologna, già da un po’, avevo 22-23 anni: aule sempre affollate, orari che cambiavano spesso, segreterie aperte un’ora ogni tre giorni, libri incomprensibili scritti dagli stessi professori…l’idea che avevo dell’Università, pian piano stava cambiando. Avevo realizzato che fossero più interessati ai miei soldi ed alla loro fama, piuttosto che a formare nuovi laureati ed inserirli nel mondo del lavoro.
Quella mattina, non so cosa fosse, ma mi ero svegliato con una strana sensazione addosso, come quando sai che accadrà qualcosa e ti abbandoni al destino. Entrai in aula, la mia amica mi aveva tenuto impegnato un posto di fianco a lei. Il professore entrò, col solito ritardo, già questo mi mandava fuori di testa, perchè, mi chiedevo, perchè deve fare così?

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Comunque sia, eravamo alla terza lezione (su quattro previste), dedicata alla spiegazione ed alla analisi della postura di Leda assieme al cigno. Molto interessante ed utile per trovare lavoro, come no! Il tono della spiegazione era ancora più soporifero del solito, le parole sempre le stesse, era evidente che stava ripetendo a memoria, e chissà quante volte lo aveva già fatto coi suoi “amati” studenti.
Basta. La MIA vita ha un senso e non permetto a nessuno di toccarla. Stop. Non so come spiegarlo, ma finalmente dentro di me la sensazione che avevo da quando mi ero svegliato, stava prendendo una direzione precisa. Alzati Eugenio. E cammina. Cammina, corri, fuggi da questa follia, da questa inutilità. E così feci, onestamente in maniera piuttosto plateale, come si vede nei film. Eh sì. ORA toccava a me. Nel bel mezzo della lezione, se tale si poteva definire, me ne andai.

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Uscii, e più mi allontanavo da quella negatività, più i miei pensieri si schiarivano, più mi sentivo vivo, attivo, pronto a tutto. Pronto a vivere. Dopo poco, non so per quale motivo, il mio sguardo cadde sul muro del portico, su una scritta, su di una semplice parola. ORA. Non mi colpì molto la parola in se’, mi colpì il colore col quale era stata scritta. ORO. Color ORO. Oro, Ora.
Mi precipitai a casa, feci una lista delle persone giuste, non le migliori, bensì quelle giuste per quello che avevo sempre voluto fare e per cui mi ero iscritto all’Università, e le chiamai. Forse è stato il mio tono della voce, forse la sicurezza delle mie parole, non so. Ma alla fine, dopo qualche telefonata, avevo già organizzato un incontro con chi la pensava come me e che davvero voleva fare qualcosa. Ci riuscimmo.
Onestamente? Senza neanche tante difficoltà. Sono i cattivi maestri, che ci fanno credere che ottenere le cose che vogliamo, sia pressochè impossibile senza di loro. Giudicateli da ciò che hanno fatto. Nulla. Niente di niente. Sono ancora là, tronfi della loro “lezione” ripetuta chissà quante volte, pontificando e glorificando loro stessi.
Io no. Io sono qua, e ce l’ho fatta.
ORA.

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3 thoughts on “Università: PRATICA o TEORIA?

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      Di grande impatto! Non tutti hanno la forza o il coraggio di affrontare una simile scelta.
      Francesca

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      Sembra avermi letta nel pensiero, purtroppo anche per me l’approccio con il mondo universitario è stato tutt’altro che soddisfacente. Eppure la voglia si studiare e di conoscere è stata presente sin dall’inizio e tutt’oggi è parte di me, ma ho scelto altre strade! Ciò che manca è la passione che ogni professore dovrebbe metterci nel fare il proprio lavoro per trasmetterci il tutto, ed un minimo di organizzazione per garantire strutture adeguate! Ci saranno le eccezioni sicuramente… E spero di incontrarle presto sul mio cammino in un modo o nell’altro.

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      Sembra avermi letta nel pensiero, purtroppo anche per me l’approccio con il mondo universitario è stato tutt’altro che soddisfacente. Eppure la voglia di studiare e di conoscere è stata presente sin dall’inizio e tutt’oggi è parte di me, ma ho scelto altre strade! Ciò che manca è la passione che ogni professore dovrebbe metterci nel fare il proprio lavoro per trasmetterci il tutto, ed un minimo di organizzazione per garantire strutture adeguate! Ci saranno le eccezioni sicuramente… E spero di incontrarle presto sul mio cammino in un modo o nell’altro.

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