Tricottilomania: Quando strapparsi i capelli rivela un disagio

Tricottilomania: Quando strapparsi i capelli rivela un disagio

Tricotillomania:  L’abitudine di strapparsi i capelli

La tricotillomania è un disturbo di origine psicosomatica, classificato all’interno dei disturbi ossessivo-compulsivi del DSM 5 che la definisce come “lo strapparsi i capelli in maniera ricorrente e compulsiva in risposta ad uno stato emotivo che non riesce ad essere sfogato in alto modo”. Può essere considerata anche come una variante del disturbo ossessivo compulsivo, per la natura ripetitiva dello strapparsi i capelli.

I criteri diagnostici per la diagnosi di tricotillomania proposti dal DSM5 sono i seguenti:

  •  Strapparsi i capelli in modo ricorrente causando una notevole perdita degli stessi.
  • Tensione prima di strapparsi i capelli o quando si tenta di inibire questo comportamento.
  • Sensazione di gratificazione o soddisfazione durante l’atto di strapparsi i capelli.
  • Malessere significativo che impedisce alla persona di svolgere  le sue attività in ambito sociale, lavorativo o nelle relazioni.

Non va confusa con la normale abitudine di giocherellare con i propri capelli. Chi ne soffre, è colto da un crescente senso di tensione di cui si libera solo con l’atto di strapparsi i capelli.(focus).

Tricotillomania: CHI COLPISCE

Colpisce soprattutto i bambini (dai 2 ai 6 anni) e gli adolescenti e se non è affrontata accuratamente può  persistere durante l’età adulta o colpire solamente gli adulti. Nell’infanzia pare siano più colpiti i maschi, nell’età adulta sono le donne.

Tricotillomania: COME SI MANIFESTA

Generalmente si strappano i capelli ( a volte ci si gioca con le dita semplicemente).  In altri casi si possono strappare altri peli del corpo come le sopracciglia, la barba, i peli pubici. Anche l’abitudine di mangiarsi le unghie (onicofagia) e i capelli (tricofagia) sono comportamenti associati alla tricotillomania.

LA GRAVITA’ della tricotillomania dipende ad esempio dalla frequenza con cui si strappano i capelli:  transitoria (solo un periodo di forte stress) episodica (ogni volta che si è stressati) e continua (durante ogni momento del giorno e le varie attività come studiare, lavorare).

Per alcune persone, tirare i capelli è un comportamento intenzionale e mirato: possono anche elaborare particolari rituali, scegliendo luogo e momento adatti per operare in forma privata. A volte si soffermano ad esaminare i capelli estirpati, osservandone la forma, la dimensione, oppure li dispongono su una superficie sulla base di criteri soggettivi.

Inoltre, molti individui possono avere anche depressione o ansia come patologie associate alla tricotillomania.

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Tricotillomania: LE CAUSE

Non sono chiare e semplici, come per tutti i disturbi psicologici, ma possiamo considerare la presenza di diversi fattori che possono incidere sulla patologia:

eventi stressanti (come la pressione sull’ambiente scolastico o lavorativo)

situazioni familiari difficili (come il rapporto madre-figlia)

traumi irrisolti (come una perdita amorosa o un lutto)

disturbi alimentari e di personalità.

Tricotillomania: CONSEGUENZE

Tra le conseguenze abbiamo ad esempio l’Alopecia (stapparsi i capelli può danneggiare i follicoli e lasciare aree del cuoio capelluto prive di capelli in modo irreversibile), chiazze sul cuoio o le dermatiti.  Alcuni soggetti ingeriscono anche i peli dando origine a tricobezoari che portano a complicazioni gastrointestinali e interventi chirurgici.

Tricotillomania: LA CURA

Si ricorre alla terapia psicologica. Il paziente dovrà affrontare le problematiche legate al motivo per cui ha iniziato a strapparsi i capelli e concordare con il terapeuta il giusto percorso da seguire. Uno dei metodi utilizzati è l’Habit Reversal Training (HRT) che è stato utile per miglioramenti nel 50/60% dei casi.

L’HRT si basa sulla consapevolezza (interventi mirati a far conoscere al paziente  i suoi comportamenti di tricotillomania), sulla risposta compensatoria (azione che si svolge per far decadere la voglia di strapparsi i capelli), il supporto sociale (rinforzare e lodare il paziente) e il controllo degli stimoli ( come coprire lo specchio del bagno, assumere posizioni diverse quando si è seduti).
Si può ricorrere anche alla terapia farmacologica quando si devono curare sintomi depressivi o compulsivi.

 

Pubblicato da Silvia Rosiello

Studio psicologia e amo scrivere. Con la scrittura esprimo parti di me che altrimenti rimarrebbero nascoste. Attraverso la psicologia mi piace scoprire quello che si cela dietro l'animo delle persone e poter aiutare a combattere la loro oscurità. Perché ogni giorno è un "bel giorno per salvare delle vite".

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